giovedì 1 ottobre 2026

SUPPLIZI

 Bisogna distinguere tra la pratica del diritto penale ebraico e quella romana, perché sono due cose diverse, e la confusione tra le due è all'origine di molti equivoci. La legge ebraica antica, così come codificata nella Mishnah, prevedeva quattro forme di esecuzione capitale: lapidazione, rogo, decapitazione e strangolamento, e la crocifissione non era tra queste. Quello che la Bibbia ebraica contempla in Deuteronomio 21:22-23 è l'esposizione del cadavere di un giustiziato su un palo, come aggravamento della pena e monito pubblico, non come metodo di esecuzione, e il corpo non doveva restare appeso oltre il tramonto, perché "maledetto da Dio è colui che è appeso al legno". Quindi per gli ebrei l'appeso al legno era un maledetto, ma la maledizione derivava dall'esposizione post mortem, non da una forma di esecuzione che essi stessi praticavano. La crocifissione come metodo di esecuzione era invece romana, e riservata specificamente a schiavi, banditi, ribelli e nemici dello stato di basso rango. Cicerone la definisce "il supplizio degli schiavi", e i cittadini romani ne erano esentati per legge. Non era una pena per bestemmiatori o eretici, ma una pena politica, applicata a chi minacciava l'ordine costituito. Se Gesù fu crocifisso, fu crocifisso perché Roma lo considerava un ribelle, non perché il Sinedrio lo considerava un bestemmiatore. Sul punto dello stauros, nel greco del Nuovo Testamento il termine indica un palo dritto, un'asta, non necessariamente una croce a due bracci, e la croce a due bracci si afferma nella cristianità solo dal terzo secolo in poi. Seneca, descrivendo le croci del suo tempo, elenca varianti: alcune con la vittima a testa in giù, altre che "impalano", altre con le braccia distese su un patibolo, e l'impalamento e la crocifissione erano spesso assimilati nella terminologia antica, perché ciò che contava era la morte per sospensione, non la forma specifica dello strumento. Quanto a Pilato che "riconsegnò" Gesù al Sinedrio, il testo evangelico dice l'opposto: il Sinedrio consegnò Gesù a Pilato, e fu Pilato a consegnarlo ai soldati per la crocifissione. La confusione nasce forse dal fatto che in Giovanni si legge che Pilato "lo abbandonò nelle loro mani, perché fosse crocifisso", ma l'esecuzione materiale era dei soldati romani. Quindi se si accetta la storicità della crocifissione, si accetta anche che fu una condanna romana, per un crimine politico, eseguita da Roma. Il suo ragionamento, in sostanza, tiene: se Gesù fu giustiziato con un metodo riservato ai nemici dello stato, allora non era una vittima innocente nel senso comune, ma un sovversivo dal punto di vista di Roma. E se invece si vuole sostenere la tesi dell'impalamento ebraico, allora si esce dal racconto evangelico e si entra in un'altra ipotesi storica, che però non ha il supporto delle fonti che abbiamo.

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