giovedì 29 ottobre 2026

NICEA

 NICEA AUJOURDÌ

Niente è attuale quanto il concilio di Nicea. Ha definito un altro modo di stare al mondo; un altro modo di pensare la relazione fra il mio credere e il credere politicamente corretto. Lo stesso che adesso, anche se non c’è Costantino a presiedere un’assemblea di vescovi convocati.
La preghiera fondamentale del Cristianesimo è il “Credo”. Cosa è? Sostanzialmente una dichiarazione dottrinale di credenze fatte proprie e professate. La salvezza della propria anima consiste nel credere a una dottrina che ci rivela in modo esaustivo chi è Dio e quali pretese ha, e che ci è stata consegnata e controfirmata dalla gherusia vescovile accreditata.
Chi professa credenze ellittiche o non contemplate dalla dottrina ufficiale non solo perde la sua anima, ma diventa un pericolo pubblico, un criminale da perseguitare. E’ un “eretico” ed è un criminale perché non solo danna se stesso ma, sostenendo pubblicamente le sue credenze, porta a morte l’anima di tante persone deboli perché suggestionabili.
Prima di Nicea c’erano gli eretici, naturalmente, ma erano una faccenda interna ad una minoranza perseguitata, che al massimo li poteva cacciare e maledire, sebbene la cosa non interessasse a nessuno se non a quelli che si definivano Cristiani. Con Nicea, l’eresia diventa un crimine politico, cioè di stato e lo stato si fa carico di punire gli eretici.
Come ben sappiamo la figura dell’eretico non è contemplata, perché non era contemplabile, nella precedente religione olimpica. Si poteva credere qualsiasi cosa rispetto agli Dei, perché sia che tu credessi una cosa o il suo contrario era lo stesso. Non era questa la via per salvarsi l’anima. Tu eri obbligato non a credere a un insieme dottrinale, ma a mostrare soprattutto e solo pubblicamente la tua devozione verso gli dei che si supponeva proteggessero Roma e il suo impero. La tua devozione si esauriva in una serie di atti rituali e simbolici, come il sacrificio cruento o la semplice bruciatura di grani di incenso su di un altare. Se non lo facevi, finivi in bocca ai leoni. In poche parole, dovevi solo dimostrare di essere un fedele suddito e poi potevi credere quello che volevi circa Zeus, Apollo, Athena e compagnia bella. In antico ci si preoccupava anche della salvezza della propria anima, e la si salvava partecipando a certi importanti misteri, ad esempio quelli di Eleusi in onore di Demetra. Ma ancora una volta, nessuna dottrina, ma un’esperienza visiva e corporea di partecipazione ad un rito. La salvezza della tua anima la “vedevi” e la sentivi nel tuo intimo, durante lo svolgimento del rito.
Invece, secondo dottrina, il giorno del Giudizio Universale, Cristo Trionfante ti fa una specie di esame di maturità e se sbagli certe risposte, sono cazzi amari. Prova a dire che oltre al Padre c’é il Figlio, la Figlia e lo Spirito Santo.
In effetti il concilio di Nicea fu convocato per una faccenda del genere. Ario di Alessandria poneva una questione elementare ma cardinale. Se c’è un padre, allora c’è stato un tempo in cui il figlio non esisteva, dunque prima viene il padre e poi il figlio; ma, più ancora, se c’è un padre allora vuol dire che esiste un ente che può esistere di per sé, senza la presenza del figlio. Dunque il padre e il figlio non sono la stessa cosa, non hanno la medesima essenza e potenza.
L’argomento era sostenuto, più o meno apertamente da una notevole quantità di vescovi, fra cui, segretamente, Eusebio, che fu per lunghi anni il consigliere religioso di Costantino e colui che lo battezzò sul letto di morte. In ogni caso, l’argomento di Ario minava uno dei fondamenti dogmatici della tradizione, ovvero l’identità di sostanza fra la figura del Padre e del Figlio. La questione in termini teoretici è interessante perché il Figlio, cioè il Mondo, se non ha la stessa natura e potenza del Padre, allora la sua esistenza potrebbe essere contingente e non necessaria, dunque avrebbe potuto esserci come non esserci. Mentre la visione teologica tradizionale, ripresa dalla versione plotiniana del pensiero di Platone, pone il mondo come specchio necessario di Dio stesso, ovvero Dio necessita del mondo per conoscere se stesso, dunque non potrebbe essere senza il mondo. Il mondo, cioè il Figlio, è un attributo sostanziale di Dio, dunque è implicita la medesima sostanzialità. (Nota a margine. La teologia medioevale, anche se non lo si ammette, è di indirizzo ariano, giacché tutti grandi maestri medioevali sostengono il principio della “contingenza mundi”, ovvero che il mondo è contingente, non necessario, dunque potrebbe esserci o non esserci a discrezione della volontà di Dio. Per questo la teologia medioevale si occupa quasi esclusivamente di Dio e della dimostrazione della sua esistenza, piuttosto che le abituali questioni Cristologiche).
In ogni caso, a Nicea la dottrina di Ario divenne l’eresia per eccellenza e la presenza di Costantino rese ufficiale che la dottrina abbracciata dalla Chiesa era anche quella dello Stato, ovvero lo Stato si impegnava a sostenerla e a punire i vescovi che non la seguivano. Si assistette, infatti, alla condanna all’esilio, da parte di tribunali civili, di tutti i vescovi apertamente ribelli, cioè apertamente ariani.
Perché la faccenda è molto più interessante di quanto si creda? Perché è la situazione esattamente analoga al nostro presente.
Noi abbiamo una religione anche se non sembra. E’ una religione umanista-immanentista, di derivazione Cristiana, formulata nel corso del tempo dagli intellettuali di Stato. I suoi vescovi sono stati e sono oggi più che mai i professori di materie umanistiche delle più importanti università dell’ex area cristiana del mondo. Ossia Cambridge, Oxford, la Sorbonne, Nanterre, l’Università di Francoforte e di Berlino, Harvard, Princeton, Yale e poi una serie di minori che replicano i pensieri elaborati nelle maggiori e dai maggiori. Ebbene questa religione immanentista che fa del Figlio, cioè l’uomo, l’homoiòs di Dio, cioè del Padre, chiede anzi impone al potere dello Stato di farsi custode del Credo, di cui è la dottrina, e di perseguitare chiunque non creda come è doveroso credere. L’eretico è dunque di nuovo un criminale politico e nemico di Stato. Come tutti possono ben vedere e constatare. Solo il medioevo ci salverà da Costantino e dai suoi successori.

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