giovedì 29 ottobre 2026

ALGERIA

 Ci sono casi storici su cui riflettere. Uno dei più interessanti è il caso Algeria. L’Algeria fu occupata dai francesi nel 1830. Era letteralmente un paese di beduini e poco altro. Nel 1962 si rese indipendente, utilizzando la forza stessa che la Francia le aveva regalato. Cosa è curioso in questa vicenda? 130 anni di occupazione, la trasformazione di un paese primitivo e brutale in una società tecnicamente molto evoluta, grazie soprattutto ai coloni francesi. La totale incapacità dei francesi di trasformare anche il cuore di questi beduini, nonostante tutto il tempo a loro disposizione, nonostante la immensa distanza culturale e tecnologica. Storicamente un caso unico. Dopo 130 anni, i galli conquistati da Cesare non si ricordavano nemmeno più di essere galli, ma sostenevano di essere più romani dei romani. Lo stesso gli Ispanici. I turchi occuparono terre anatoliche che da millenni parlavano greco e pensavano greco e nel giro di qualche settimana trasformarono i sudditi conquistati in ferventi musulmani. Un pugno di spagnoli occupò le americhe, abbatté imperi di milioni di individui e trasformò i selvaggi cannibali in ferventi cristiani. Perché la Francia non riuscì a trasformare in qualcosa di simile a sé queste tribù arcaiche di pastori e cammellieri? Perché non aveva nulla da offrire sotto il profilo umano. Nulla che potesse davvero muovere il desiderio umano, che è speranza e immaginazione trascendentale. Offriva istruzione, opifici, case di mattoni dotate di cesso, ospedali, strade in pietra e poi anche asfaltate, vetture, bistrò, ristoranti, svaghi. Cazzate insignificanti, mentre i muftì, nei villaggi e nelle oasi e nelle cantine delle antiche casba, ricordavano loro l’infinito, l’eterno, la visione di Dio che salva dalla miseria di questa vita. Se i francesi avessero avuto una religione, una vera religione nella quale loro stessi fermamente avessero creduto, se avessero voluto regalare loro una vera visione di ciò che è eternamente buono, oggi la Francia sarebbe estesa per tutto il nord Africa. Ma non ce l’avevano e si dovevano accontentare di credere nel progresso degli aggeggi di fabbrica.

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