IL CROCIFISSO rischia di entrare nelle aule scolastiche per Legge. Pensavo non fosse necessario parlarne, invece come sta sempre più spesso accadendo bisogna evidenziare concetti storici già scritti.
Questo non è un vero blog, è una raccolta casuale di scritti, alcuni anche miei, che ritengo valga la pena di leggere. Andromeda fa riferimento a due categorie fondamentali, il mito e la cosmologia. Nella mitologia, Andromeda era una giovane sacrificata dal padre Cefeo e dalla madre Cassiopea per placare un mostro marino. La Galassia che porta il suo nome è destinata a fondersi in una spaventosa collisione con le Galassie vicine, fra cui la nostra Via Lattea.
mercoledì 4 novembre 2026
CROCEFISSO
È polemica delle ultime ore: il Crocifisso rischia di passare ancora alla storia d'Italia per una Legge che lo obbliga alle pareti...!
Per una Scuola laica resta un segno di identità precisa ed originale genere culturale. Andiamo per gradi.
Non si chieda che il crocifisso stia in aula perché tutti debbano credere, si chieda che resti perché tutti possano capire da dove veniamo.
1. Un dato di diritto, non di devozione.
Nelle aule delle scuole italiane il crocifisso non è un'imposizione dell'ultimo governo. È arredo scolastico previsto da due norme mai abrogate:
R.D. 30 aprile 1924, n. 965, art. 118 e R.D. 26 aprile 1928, n. 1297, art. 119.
Sono norme fasciste, sì, ma confermate da tutta la giurisprudenza repubblicana, non per nostalgia, ma perché ritenute compatibili con la Costituzione.
2. Cosa dice la giurisprudenza laica.
Il punto più solido è la sentenza del Consiglio di Stato n. 556 del 13 febbraio 2006. Non è una sentenza di vescovi, chi parla è il massimo giudice amministrativo che dice:
"Il crocifisso, a parte il significato per i credenti, rappresenta il simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendente da specifica confessione religiosa. [...] simbolo di un sistema di valori di libertà, eguaglianza, dignità umana e tolleranza."¹
Lo stesso principio è stato confermato dalla Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, 18 marzo 2011, caso Lautsi c. Italia. La Corte di Strasburgo, non certo sospettabile di clericalismo, ha stabilito che l'esposizione del crocifisso rientra nel margine di apprezzamento dello Stato italiano e non viola il diritto all'educazione né la libertà di pensiero.
Infine, la Cassazione a Sezioni Unite n. 24414 del 9 settembre 2021 ha chiarito che oggi non esiste un obbligo assoluto di affissione, ma nemmeno un obbligo di rimozione. La scelta è rimessa al ragionevole accomodamento della comunità scolastica, caso per caso.
In sintesi laica: il crocifisso può stare.
3. Perché, culturalmente, deve stare?
Togliere il crocifisso per neutralità è un falso storico. La scuola non è neutra. Insegna Dante, Giotto, Manzoni, la Costituzione. Tutte opere incomprensibili senza quel simbolo.
Come ha scritto Salvatore Natoli, filosofo laico: il cristianesimo ha reso pensabile l'idea stessa di persona, di coscienza, di uguale dignità. Rimuovere il segno che l'ha generata non ci rende più laici, ci rende più smemorati.
In un Liceo Classico lo capiamo meglio: non spieghiamo l'Acropoli senza gli dei greci. Non possiamo spiegare l'Europa senza il Golgota. L'Acropoli e il Golgota sono i due colli su cui sta l'Occidente.
Il crocifisso in aula non dice: "Dovete credere".
Dice: "Ricordate da dove vengono le parole che usate ogni giorno a scuola: persona, perdono, responsabilità, libertà".
È un simbolo ferito, non trionfante. Un uomo condannato ingiustamente dallo Stato. Per questo può stare anche nell'aula di un non credente: ricorda che ogni potere può sbagliare e che la dignità dell'ultimo va difesa.
Per questo, laicamente, sono perché ci stia.
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