L'emancipazione delle masse quale garanzia di universale servitù
Questo non è un vero blog, è una raccolta casuale di scritti, alcuni anche miei, che ritengo valga la pena di leggere. Andromeda fa riferimento a due categorie fondamentali, il mito e la cosmologia. Nella mitologia, Andromeda era una giovane sacrificata dal padre Cefeo e dalla madre Cassiopea per placare un mostro marino. La Galassia che porta il suo nome è destinata a fondersi in una spaventosa collisione con le Galassie vicine, fra cui la nostra Via Lattea.
giovedì 29 ottobre 2026
LE MASSE
FINE IMPERO
IL MONDO ANTICO. ANDATA E RITORNO
NICEA
NICEA AUJOURDÌ
McCarthy
CORMAC McCARTHY. IL MALE, LA FINE DEL MONDO E QUEL FUOCO CHE NON DEVE SPEGNERSI.
venerdì 16 ottobre 2026
DIONIGI
L’invenzione dell’Anno Domini
L’opera di Dionigi il Piccolo (Dionysius Exiguus), monaco oriundo della Scythia Minor (l’odierna Dobrugia) giunto a Roma verso la fine del V secolo dopo la morte di papa Gelasio I, costituisce uno dei contributi più decisivi della storia della cronografia e della cultura occidentale. Uomo d’immensa erudizione, padrone sia della lingua greca che di quella latina, Dionigi operò in un’epoca di profonda transizione culturale, fungendo da ponte teologico e canonistico tra l’Oriente greco e l’Occidente latino attraverso la traduzione di atti conciliari, lettere decretali e trattati patristici. Tuttavia, la sua fama posteriore è legata in modo indissolubile all’invenzione dell’era cristiana (Anno Domini) nel 525. Per comprendere la genesi, le ragioni tecniche e le implicazioni matematico-cronologiche della sua datazione della nascita di Gesù, occorre analizzare la natura del suo intento originario, il contesto del problema del calcolo della Pasqua, il rapporto con la storiografia antica e la complessa correlazione con il sistema romano dell’era Ab Urbe Condita.
L’intento primario di Dionigi il Piccolo non fu quello di creare un nuovo sistema di datazione per la storiografia universale o per l’uso civile quotidiano, né egli avrebbe potuto presagire la futura adozione globale della sua intuizione. La sua opera nacque all’interno di una questione legata in modo esclusivo alla computazione liturgica: la determinazione della corretta data della Pasqua. Nel 525, sotto il consolato di Probo il Giovane, le tavole pasquali in uso in Occidente (in particolare il ciclo di 95 anni attribuito al patriarca Cirillo di Alessandria, che copriva gli anni 153-247 dell’era di Diocleziano, corrispondenti ai nostri anni 437-531) stavano per giungere a scadenza. Su richiesta di esponenti della Curia romana e del vescovo Petronio, Dionigi si accinse a prorogare tali tavole per un ulteriore ciclo di 95 anni (compreso tra il 532 e il 626), adottando rigorosamente i criteri del ciclo lunisolare metonico di 19 anni raccomandato dal Concilio di Nicea del 325 e perfezionato dalla Chiesa alessandrina.
Nell’intraprendere questo complesso lavoro, Dionigi introdusse una modifica di enorme portata teologica e simbolica. Le tavole pasquali alessandrine numeravano gli anni secondo l’«era di Diocletianus» (detta anche Era dei Martiri), il cui anno 1 iniziava il 29 agosto del 284. Nella lettera dedicatoria indirizzata a Petronio, Dionigi spiegò esplicitamente le ragioni per cui rifiutava di perpetuare tale computo: egli ritenne inopportuno conservare nelle tavole sacre della Pasqua la memoria di un persecutore spietato dei cristiani, preferendo invece contrassegnare i tempi a partire dall’Incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo (Anno Domini Nostri Jesu Christi), affinché l’origine della redenzione umana risplendesse in modo più evidente.
Per valutare il modo in cui Dionigi giunse a fissare l’anno 1 dell’era cristiana e come tale datazione si articoli rispetto alla cronologia antica, è indispensabile chiarire una premessa metodologica fondativa riguardante l’uso dell’era Ab Urbe Condita (AUC). Nella cronologia antica, l’era AUC (che computa gli anni a partire dalla presunta fondazione di Roma da parte di Romolo) non costituiva un sistema di datazione continua di uso corrente nella vita civile o nei documenti ufficiali del mondo romano tardoantico. I romani e poi i cronografi cristiani datavano i fatti storici attraverso gli eponimi consolari (i nomi dei due consoli in carica) o gli anni di regno degli imperatori. L’associazione sistematica tra gli anni AUC e l’era cristiana è una correlazione matematica stabilita in epoca moderna.
Prima di Dionigi, la patristica e i cronografi antichi (come Clemente Alessandrino, Ireneo di Lione, Tertulliano, Giulio Africano, Ippolito di Roma, Eusebio di Cesarea, Girolamo, Orosio e Cassiodoro) avevano già elaborato diverse datazioni per la nascita di Gesù, situandola generalmente tra il 3 e il 2 a.C. Tertulliano e Ireneo collocavano la natività nel 41° anno di regno di Augusto (3 a.C.). Eusebio di Cesarea, nella traduzione latina di Girolamo che costituiva il testo cronografico di riferimento per l’Occidente, la poneva nel 42° anno di Augusto, che corrispondeva al consolato di Augusto (per la tredicesima volta) e di Cornelio Silvano, ossia al 2 a.C. Paolo Orosio, nella sua Historiae adversus paganos, posizionava anch’egli la nascita di Cristo al 25 dicembre del 752 AUC, equivalente al 2 a.C.
Per comprendere l’architettura matematica dell’era dionisiana e il suo rapporto con la cronologia antica, occorre definire con precisione la correlazione tra il sistema dell’era romana Ab Urbe Condita(AUC) e il computo dell’era cristiana. Nella convenzione cronologica varroniana — adottata dalla storiografia moderna per sistematizzare la datazione consolare —, l’anno 753 AUC corrisponde al 1 a.C., l’anno 754 AUC coincide con l’1 d.C. La perfetta contiguità tra il 753 AUC e il 754 AUC riflette una norma fondamentale della cronologia storica: l’assenza dello zero. Passando direttamente dal 31 dicembre dell’1 a.C. al 1° gennaio dell’1 d.C., non intercorre infatti alcun intervallo nullo. Ipotizzando la concezione o la natività di Gesù nel corso del 753 AUC (1 a.C.), il compimento del suo primo anno di vita viene a cadere nel 754 AUC, ossia l’anno 1 d.C.
Rimane da chiarire attraverso quale itinerario computistico Dionigi sia giunto a stabilire che il 248° anno dell’era di Diocleziano corrispondesse esattamente al 532° anno dall’Incarnazione di Cristo. Per lungo tempo gli studiosi hanno ipotizzato che il monaco avesse ricavato tale sincronismo mediante l’applicazione retrograda del grande ciclo pasquale di 532 anni — nato dal prodotto del ciclo lunare alessandrino di 19 anni per il ciclo solare di 28 anni. Tuttavia, le indagini della critica contemporanea, e in particolare gli studi di Georges Declercq, hanno dimostrato come Dionigi non possedesse la nozione teorica del ciclo solare di 28 anni e non abbia pertanto impiegato una deduzione ciclica retroattiva per determinare l’anno dell’Incarnazione.
La chiave storica di questo calcolo è fornita da un documento del VI secolo ampiamente ignorato nei secoli passati: la Praefatio Felicis abbatis Gillitanensis (Prefazione dell’abate Felice di Gillita), un testo composto in Africa settentrionale per spiegare ai lettori la novità dell’era dionisiana. Felice testimonia che Dionigi ricavò il numero degli anni trascorsi tra la nascita di Cristo e l’inizio del regno di Diocleziano basandosi sulla Cronaca di Eusebio/Girolamo. Eusebio collocava la nascita di Cristo nel terzo anno della 194ª Olimpiade (2 a.C.) e l’ascesa di Diocleziano nella 265ª Olimpiade. Sviluppando la differenza tra le Olimpiadi mediante un algoritmo di calcolo numerico (265 – 194 = 71 Olimpiadi; 71 x 4 = 284 anni) e sommando a questi 284 anni i 248 anni trascorsi da Diocleziano fino al termine della tavola di Cirillo, Felice giunse alla somma precisa: 284 + 248 = 532.
Benché la conversione rigorosa delle Olimpiadi e del calcolo inclusivo da parte di un matematico moderno avrebbe dovuto produrre come risultato l’anno 535 d.C., Dionigi predilesse la cifra 532 per evidenti e stringenti ragioni di convenienza computistica e liturgica. Per un computista dell’Antichità, il numero 532 rappresentava il minimo comune multiplo tra 19 (il ciclo lunare), 7 (i giorni della settimana) e 4 (il ciclo quadriennale degli anni bisestili). Inaugurare la nuova tavola pasquale con l’anno 532 garantiva che il primo anno dell’era fosse perfettamente divisibile per 19 e per 4 senza resto, rendendo immediatamente riconoscibili gli anni bisestili (quelli divisibili per 4) e facendo coincidere l’inizio del ciclo lunare alessandrino con la numerazione dell’era. L’era dionisiana fu dunque concepita anzitutto come un’era cronologica e liturgica, anziché come un’operazione di storiografia empirica.
Un ulteriore elemento estremamente interessante riguarda il giorno esatto in cui Dionigi fissò l’inizio della sua era. Per costui, in ossequio alla liturgia a ella teologia del suo tempo, l’”Incarnazione” (Incarnatio) non corrispondeva alla data di nascita di Gesù, vale a dire il 25 dicembre, bensì al momento del suo concepimento verginale da parte di Maria, ossia all’Annunciazione del 25 marzo (equinozio di primavera nel calendario giuliano). Nella teologia cosmica patristica, il 25 marzo rivestiva una triplice valenza simbolica: era considerato il giorno della Creazione originaria del mondo, il giorno dell’Incarnazione del Logos nel seno di Maria e (secondo le tradizioni dell’epoca) il giorno della Passione di Cristo (il “secondo Adamo”). Calcolando i dati pasquali a ritroso secondo le tavole alessandrine per l’anno 1 d.C., il 25 marzo dell’anno 1 d.C. risultava essere contemporaneamente un 14° giorno di luna (plenilunio pasquale) e un venerdì (il giorno della Passione e della creazione del primo uomo). Questa coincidenza tra la concezione di Cristo e il Venerdì Santo apparve a Dionigi come la conferma della perfezione teologica del suo punto di partenza.
Dal punto di vista della moderna storiografia, il calcolo di Dionigi il Piccolo contiene un errore cronologico stimato tra i 4 e i 7 anni. Le fonti neotestamentarie concordano nell’affermare che Gesù nacque sotto il regno di Erode il Grande (Mt 2,1; Lc 1,5). Dalle testimonianze convergenti dello storico Flavio Giuseppe (Antichità Giudaiche XVII), dai riscontri astronomici (un’eclissi di luna citata poco prima della morte del sovrano) e dalla numismatica, sappiamo con un buon grado di certezza che Erode morì nella primavera del 4 a.C. (750 AUC). Di conseguenza, la nascita di Gesù deve essere necessariamente retrodatata a un periodo compreso tra il 7 a.C. e il 4 a.C.
Nonostante questo scarto rispetto alla realtà storica del I secolo, l’era dionisiana dimostrò un’incredibile solidità strutturale. Diffusa inizialmente nelle Isole Britanniche grazie all’opera di Beda il Venerabile, che la adottò nel suo De temporum ratione (725), e consacrata dal Sinodo di Whitby del 664, l’era dell’Incarnazione fu adottata progressivamente dalla storiografia carolingia, dai diplomi delle cancellerie reali e imperiali ed infine dalla diplomatica pontificia. Quando, a partire dall’anno 1000, i computisti critici del Medioevo — come Abbone di Fleury, Erigerio di Lobbes e Mariano Scoto — dimostrarono formalmente l’inesattezza della datazione di Dionigi proponendo correzioni al sistema, la societas christiana e le istituzioni europee rifiutarono di modificare il calendario. Come osservò con pragmatismo il cronista Gervasio di Canterbury attorno al 1200, l’era dionisiana era ormai divenuta la consuetudine universale della Chiesa e della civilizzazione latina, dimostrando che l’efficacia convenzionale e il valore simbolico di una grande intuizione cronologica prevalgono sulla necessità di una computazione storicamente esatta.
ANTICO TESTAMENTO
Come e quando è stato scritto l’Antico Testamento?
L’Antico Testamento non è stato scritto da una sola persona, né in un unico momento. È una raccolta di testi composti, tramandati, modificati e riuniti nel corso di molti secoli, da autori diversi, in un contesto storico e religioso in continua evoluzione.
Dal punto di vista storico, è importante distinguere fra gli avvenimenti narrati, il periodo in cui i testi furono composti e il momento in cui assunsero una forma relativamente definitiva. Queste tre date, infatti, spesso non coincidono.
1. Quando fu scritto?
La maggior parte degli studiosi colloca la formazione dei testi dell’Antico Testamento in un arco di tempo che va, indicativamente, dal 1200-1000 a.C. fino al II-I secolo a.C., con importanti differenze fra un libro e l’altro.
Periodo | Che cosa accadde |
|---|---|
Circa 1200-1000 a.C. | Circolavano tradizioni orali, racconti sulle origini d’Israele, poesie e antiche formule religiose. |
Circa 1000-700 a.C. | Si svilupparono tradizioni scritte, racconti storici e testi poetici; alcune parti potrebbero essere molto antiche. |
VIII-VI secolo a.C. | Furono composti o rielaborati importanti testi profetici e storici. |
VI secolo a.C. | L’esilio a Babilonia, iniziato con la conquista di Gerusalemme nel 586 a.C., favorì una profonda rielaborazione delle tradizioni religiose. |
V-IV secolo a.C. | Si consolidarono importanti parti della Legge e della raccolta dei testi sacri. |
III-II secolo a.C. | Furono composti o ultimati diversi testi, mentre altri venivano copiati e trasmessi; circolavano già raccolte autorevoli delle Scritture. |
Queste date sono approssimative: per alcuni libri esiste un consenso relativamente ampio, mentre per altri gli studiosi discutono ancora molto.
2. Chi ha scritto l’Antico Testamento?
La tradizione ebraica e cristiana attribuisce a Mosè un ruolo fondamentale nella scrittura dei primi cinque libri. La ricerca storica moderna, invece, è giunta a una conclusione diversa.
I primi cinque libri sono chiamati Pentateuco: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio.
Secondo l’ipotesi più diffusa fra gli studiosi contemporanei, questi libri si formarono attraverso un processo complesso, che coinvolse diversi autori, tradizioni e redattori, nell’arco di secoli. Non sappiamo con precisione chi abbia scritto ogni singola parte.
Ecco come potrebbe essersi svolto il processo.
1. La tradizione orale
Per generazioni, le comunità ebraiche tramandarono racconti sugli antenati, sulle origini del popolo, sulle migrazioni e sul rapporto con il loro Dio.
2. La messa per iscritto
Scribi e ambienti sacerdotali misero per iscritto tradizioni, leggi, preghiere, genealogie e racconti. Parti diverse potevano avere origini e prospettive differenti.
3. La revisione e la raccolta
Altri scribi organizzarono, combinarono e rielaborarono testi precedenti, dando gradualmente forma alle raccolte che conosciamo.
Un esempio interessante è la Genesi: contiene racconti sulle origini del mondo, su Adamo ed Eva, sul diluvio universale, su Abramo e sui suoi discendenti. Non abbiamo prove storiche che permettano di attribuire l'intero libro a un singolo autore.
3. Quali sono i libri più antichi e quelli più recenti?
Le date sono oggetto di discussione, ma alcuni punti sono abbastanza condivisi.
Libro o gruppo | Datazione indicativa |
|---|---|
Antiche poesie e tradizioni | Alcuni materiali potrebbero risalire al primo millennio a.C. o anche prima |
Amos e Osea | VIII secolo a.C., con successive rielaborazioni possibili |
Isaia | Parti dell'VIII secolo a.C.; altre parti sono successive |
Geremia ed Ezechiele | Tra VII e VI secolo a.C., con stratificazioni successive |
Genesi-Deuteronomio | Formazione lunga; forma complessiva consolidata soprattutto nel I millennio a.C., probabilmente in età persiana per il Pentateuco |
Daniele | Parti finali composte intorno al 167-164 a.C. |
È importante ricordare che la data in cui un racconto viene ambientato non è necessariamente quella in cui è stato scritto. Un testo può narrare eventi collocati molti secoli prima della sua composizione.
4. In quale lingua fu scritto?
Ebraico biblico
È la lingua della maggior parte dell'Antico Testamento.
Aramaico
Alcune sezioni, soprattutto in Esdra e Daniele, sono scritte in aramaico, una lingua diffusa nel Vicino Oriente antico.
In seguito, dal III-II secolo a.C. circa, una parte importante delle Scritture ebraiche venne tradotta in greco ad Alessandria d'Egitto. Questa traduzione è chiamata Settanta, o Septuaginta, ed ebbe un ruolo fondamentale nella diffusione del testo nel mondo mediterraneo.
5. Come facciamo a sapere che i testi sono antichi?
Una delle scoperte archeologiche più importanti per lo studio della Bibbia è quella dei Manoscritti del Mar Morto, ritrovati a partire dal 1947 nelle grotte di Qumran e in altri siti del deserto della Giudea.
Questi manoscritti, risalenti in gran parte agli ultimi secoli prima di Cristo e al I secolo d.C., contengono copie di numerosi testi biblici. Ci permettono di confrontare versioni antiche delle Scritture con quelle trasmesse nei secoli successivi.
Ma c'è una distinzione fondamentale: il manoscritto più antico che possediamo non coincide necessariamente con la data in cui il testo fu composto. Gli originali degli autori biblici non sono conservati.
6. Quando fu stabilito l'elenco definitivo dei libri?
Non esiste una data unica valida per tutte le tradizioni religiose.
La Torah, cioè i primi cinque libri, era già riconosciuta come raccolta autorevole nell'antico giudaismo entro il periodo persiano.
I Profeti acquisirono progressivamente una posizione autorevole.
Gli Scritti, la terza sezione della Bibbia ebraica, ebbero una storia di formazione e riconoscimento più lunga. Il momento esatto in cui l'intero canone ebraico fu fissato è ancora discusso.
La Bibbia cattolica comprende anche alcuni libri deuterocanonici, assenti dalla Bibbia ebraica e dalla maggior parte delle Bibbie protestanti.
7. La questione più importante: l'Antico Testamento racconta la storia reale?
Qui dobbiamo distinguere fra storia, tradizione religiosa e racconto simbolico.
Alcuni eventi e personaggi della Bibbia trovano riscontri in iscrizioni, documenti e reperti archeologici. Per altri racconti, invece, le prove indipendenti sono scarse oppure assenti.
Per esempio:
La monarchia di Davide: esistono testimonianze epigrafiche generalmente interpretate come un riferimento alla «Casa di Davide», ma non confermano tutti i dettagli dei racconti biblici.
L'Esodo dall'Egitto: non disponiamo di prove archeologiche dirette che confermino l'Esodo nella forma e nelle dimensioni narrate dalla Bibbia.
La creazione del mondo e Adamo ed Eva: sono racconti teologici che non possono essere verificati come normali resoconti storici.
Il diluvio universale: presenta analogie con tradizioni mesopotamiche molto più antiche o comunque appartenenti allo stesso ambiente culturale.
Questi elementi rendono l'Antico Testamento una fonte preziosa non soltanto per la storia della religione ebraica, ma anche per comprendere le idee, le istituzioni, le paure e le aspirazioni delle società del Vicino Oriente antico.
In conclusione: l'Antico Testamento è il risultato di una lunga storia di tradizioni orali, scrittura, revisione e raccolta. Non è un libro scritto tutto in una volta, ma una biblioteca di testi che riflettono epoche differenti.
Se vogliamo comprenderlo davvero, la domanda successiva è particolarmente interessante: come sono nate le storie di Adamo ed Eva, Noè e Abramo? Possiamo esaminarle una per una, distinguendo ciò che sappiamo storicamente da ciò che appartiene alla tradizione religiosa.
lunedì 5 ottobre 2026
IMPERATORI ROMANI
Imperatore | Regno | Dinastia / periodo | Note | |
Augusto | 27 a.C.–14 d.C. | Giulio-Claudia | Ottaviano; primo imperatore | |
Tiberio | 14–37 | Giulio-Claudia | ||
Caligola | 37–41 | Giulio-Claudia | Gaio | |
Claudio | 41–54 | Giulio-Claudia | ||
Nerone | 54–68 | Giulio-Claudia | ||
Galba | 68–69 | Anno dei quattro imperatori | ||
Otone | 69 | Anno dei quattro imperatori | ||
Vitellio | 69 | Anno dei quattro imperatori | ||
Vespasiano | 69–79 | Flavia | ||
Tito | 79–81 | Flavia | ||
Domiziano | 81–96 | Flavia | ||
Nerva | 96–98 | Nerva-Antonina | ||
Traiano | 98–117 | Nerva-Antonina | ||
Adriano | 117–138 | Nerva-Antonina | ||
Antonino Pio | 138–161 | Nerva-Antonina | ||
Marco Aurelio | 161–180 | Nerva-Antonina | Co-imperatore con Lucio Vero 161–169 | |
Lucio Vero | 161–169 | Nerva-Antonina | Co-imperatore | |
Commodo | 177–192 | Nerva-Antonina | Co-imperatore con Marco Aurelio 177–180 | |
Pertinace | 193 | Anno dei cinque imperatori | ||
Didio Giuliano | 193 | Anno dei cinque imperatori | ||
Settimio Severo | 193–211 | Severi | ||
Caracalla | 198–217 | Severi | Co-imperatore con Settimio Severo 198–211 | |
Geta | 209–211 | Severi | Co-imperatore | |
Macrino | 217–218 | Severi | ||
Eliogabalo | 218–222 | Severi | ||
Alessandro Severo | 222–235 | Severi | ||
Massimino il Trace | 235–238 | Crisi del III secolo | ||
Gordiano I | 238 | Crisi del III secolo | Co-imperatore; breve regno | |
Gordiano II | 238 | Crisi del III secolo | Co-imperatore; breve regno | |
Pupieno | 238 | Crisi del III secolo | Co-imperatore | |
Balbino | 238 | Crisi del III secolo | Co-imperatore | |
Gordiano III | 238–244 | Crisi del III secolo | ||
Filippo l'Arabo | 244–249 | Crisi del III secolo | ||
Filippo II | 247–249 | Crisi del III secolo | Co-imperatore | |
Decio | 249–251 | Crisi del III secolo | ||
Erennio Etrusco | 251 | Crisi del III secolo | Co-imperatore | |
Treboniano Gallo | 251–253 | Crisi del III secolo | ||
Volusiano | 251–253 | Crisi del III secolo | Co-imperatore | |
Emiliano | 253 | Crisi del III secolo | ||
Valeriano | 253–260 | Crisi del III secolo | ||
Gallieno | 253–268 | Crisi del III secolo | Co-imperatore fino al 260 | |
Claudio II il Gotico | 268–270 | Crisi del III secolo | ||
Quintillo | 270 | Crisi del III secolo | ||
Aureliano | 270–275 | Crisi del III secolo | ||
Tacito | 275–276 | Crisi del III secolo | ||
Floriano | 276 | Crisi del III secolo | ||
Probo | 276–282 | Crisi del III secolo | ||
Caro | 282–283 | Crisi del III secolo | ||
Numeriano | 283–284 | Crisi del III secolo | ||
Carino | 283–285 | Crisi del III secolo | ||
Diocleziano | 284–305 | Tetrarchia | Augusto d'Oriente; tetrarchia | |
Massimiano | 286–305 | Tetrarchia | Augusto d'Occidente | |
Galerio | 305–311 | Tetrarchia | Augusto d'Oriente | |
Costanzo Cloro | 305–306 | Tetrarchia | Augusto d'Occidente | |
Severo II | 306–307 | Tetrarchia | Augusto d'Occidente | |
Massenzio | 306–312 | Tetrarchia | Augusto usurpatore in Italia e Africa | |
Licinio | 308–324 | Tetrarchia / Costantiniana | Augusto d'Oriente | |
Costantino I il Grande | 306–337 | Costantiniana | Dal 324 unico imperatore | |
Massimino Daia | 310–313 | Tetrarchia | Augusto d'Oriente | |
Costantino II | 337–340 | Costantiniana | Augusto; governò Gallie, Britannia e Hispania | |
Costanzo II | 337–361 | Costantiniana | Augusto d'Oriente; dal 350 unico imperatore | |
Costante I | 337–350 | Costantiniana | Augusto d'Occidente | |
Vetranione | 350 | Costantiniana | Usurpatore/proclamato Augusto | |
Giuliano | 361–363 | Costantiniana | ||
Gioviano | 363–364 | Valentiniana | ||
Valentiniano I | 364–375 | Valentiniana | Augusto d'Occidente | |
Valente | 364–378 | Valentiniana | Augusto d'Oriente | |
Graziano | 367–383 | Valentiniana | Augusto d'Occidente | |
Valentiniano II | 375–392 | Valentiniana | Augusto d'Occidente | |
Teodosio I | 379–395 | Teodosiana | Ultimo imperatore dell'Impero unificato | |
Magno Massimo | 383–388 | Usurpatore | Occidente | |
Eugenio | 392–394 | Usurpatore | Occidente | |
Onorio | 395–423 | Teodosiana | Imperatore d'Occidente | |
Arcadio | 395–408 | Teodosiana | Imperatore d'Oriente | |
Costanzo III | 421 | Teodosiana | Co-imperatore d'Occidente | |
Teodosio II | 408–450 | Teodosiana | Imperatore d'Oriente | |
Valentiniano III | 425–455 | Teodosiana | Imperatore d'Occidente | |
Marciano | 450–457 | Teodosiana | Imperatore d'Oriente | |
Petronio Massimo | 455 | Tarda antichità | Imperatore d'Occidente | |
Avito | 455–456 | Tarda antichità | Imperatore d'Occidente | |
Maioriano | 457–461 | Tarda antichità | Imperatore d'Occidente | |
Libio Severo | 461–465 | Tarda antichità | Imperatore d'Occidente | |
Antemio | 467–472 | Tarda antichità | Imperatore d'Occidente | |
Olibrio | 472 | Tarda antichità | Imperatore d'Occidente | |
Glicerio | 473–474 | Tarda antichità | Imperatore d'Occidente | |
Giulio Nepote | 474–475; 477–480 | Tarda antichità | Ultimo imperatore d'Occidente riconosciuto dall'Oriente | |
Romolo Augustolo | 475–476 | Tarda antichità | Ultimo imperatore d'Occidente de facto | |
Leone I | 457–474 | Leone | Imperatore d'Oriente | |
Leone II | 474 | Leone | Imperatore d'Oriente | |
Zenone | 474–475; 476–491 | Isaurica | ||
Basilisco | 475–476 | Isaurica | Usurpatore | |
Anastasio I | 491–518 | Giustinianea | ||
Giustino I | 518–527 | Giustinianea | ||
Giustiniano I | 527–565 | Giustinianea | ||
Giustino II | 565–578 | Giustinianea | ||
Tiberio II Costantino | 578–582 | Giustinianea | ||
Maurizio | 582–602 | Giustinianea | ||
Foca | 602–610 | Eracliana | ||
Eraclio | 610–641 | Eracliana | ||
Costantino III | 641 | Eracliana | Co-imperatore; breve regno | |
Eracleona | 641 | Eracliana | Co-imperatore; breve regno | |
Costante II | 641–668 | Eracliana | ||
Costantino IV | 668–685 | Eracliana | ||
Giustiniano II | 685–695; 705–711 | Eracliana | ||
Leonzio | 695–698 | Eracliana | Usurpatore | |
Tiberio III | 698–705 | Eracliana | Usurpatore | |
Filippico Bardane | 711–713 | Eracliana | ||
Anastasio II | 713–715 | Isaurica / transizione | ||
Teodosio III | 715–717 | Isaurica / transizione | ||
Leone III | 717–741 | Isaurica | ||
Costantino V | 741–775 | Isaurica | ||
Leone IV | 775–780 | Isaurica | ||
Costantino VI | 780–797 | Isaurica | ||
Irene | 797–802 | Isaurica | Prima donna a regnare come imperatore in proprio | |
Niceforo I | 802–811 | Niceforiana | ||
Stauracio | 811 | Niceforiana | ||
Michele I Rangabe | 811–813 | Niceforiana | ||
Leone V l'Armeno | 813–820 | Amoriana | ||
Michele II l'Amoriano | 820–829 | Amoriana | ||
Teofilo | 829–842 | Amoriana | ||
Michele III | 842–867 | Amoriana | ||
Basilio I | 867–886 | Macedone | ||
Leone VI il Saggio | 886–912 | Macedone | ||
Alessandro | 912–913 | Macedone | ||
Costantino VII Porfirogenito | 913–959 | Macedone | Imperatore dal 913; governo personale dal 945 | |
Romano I Lecapeno | 920–944 | Macedone / Lecapeno | Co-imperatore principale | |
Romano II | 959–963 | Macedone | ||
Niceforo II Foca | 963–969 | Macedone | ||
Giovanni I Zimisce | 969–976 | Macedone | ||
Basilio II Bulgaroctono | 976–1025 | Macedone | ||
Costantino VIII | 1025–1028 | Macedone | ||
Romano III Argiro | 1028–1034 | Argiro | ||
Michele IV il Paflagone | 1034–1041 | Macedone | ||
Michele V Calafato | 1041–1042 | Macedone | ||
Zoe e Teodora | 1042 | Macedone | Regno congiunto; breve periodo | |
Costantino IX Monomaco | 1042–1055 | Macedone | ||
Teodora Porfirogenita | 1055–1056 | Macedone | ||
Michele VI Bringas | 1056–1057 | Macedone | ||
Isacco I Comneno | 1057–1059 | Comneni | ||
Costantino X Ducas | 1059–1067 | Ducas | ||
Romano IV Diogene | 1068–1071 | Ducas | ||
Michele VII Ducas | 1071–1078 | Ducas | ||
Niceforo III Botaniate | 1078–1081 | Ducas | ||
Alessio I Comneno | 1081–1118 | Comneni | ||
Giovanni II Comneno | 1118–1143 | Comneni | ||
Manuele I Comneno | 1143–1180 | Comneni | ||
Alessio II Comneno | 1180–1183 | Comneni | ||
Andronico I Comneno | 1183–1185 | Comneni | ||
Isacco II Angelo | 1185–1195; 1203–1204 | Angeli | ||
Alessio III Angelo | 1195–1203 | Angeli | ||
Alessio IV Angelo | 1203–1204 | Angeli | Co-imperatore | |
Alessio V Ducas | 1204 | Angeli | ||
Teodoro I Lascaris | 1205–1221 | Lascaridi | Imperatore di Nicea | |
Giovanni III Ducas Vatatzes | 1221–1254 | Lascaridi | Imperatore di Nicea | |
Teodoro II Lascaris | 1254–1258 | Lascaridi | Imperatore di Nicea | |
Giovanni IV Lascaris | 1258–1261 | Lascaridi | Imperatore di Nicea | |
Michele VIII Paleologo | 1259–1282 | Paleologi | Imperatore di Nicea e poi di Costantinopoli | |
Andronico II Paleologo | 1282–1328 | Paleologi | ||
Michele IX Paleologo | 1294–1320 | Paleologi | Co-imperatore | |
Andronico III Paleologo | 1328–1341 | Paleologi | ||
Giovanni V Paleologo | 1341–1391 | Paleologi | ||
Giovanni VI Cantacuzeno | 1347–1354 | Cantacuzeni | Co-imperatore; poi abdicò | |
Andronico IV Paleologo | 1376–1379 | Paleologi | ||
Giovanni VII Paleologo | 1390 | Paleologi | Breve usurpazione | |
Manuele II Paleologo | 1391–1425 | Paleologi | ||
Giovanni VIII Paleologo | 1425–1448 | Paleologi | ||
Costantino XI Paleologo | 1449–1453 | Paleologi | Ultimo imperatore bizantino; caduta di Costantinopoli |
CAOS FRANCIA
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