Arrivati alla mia età succede che diminuisce drasticamente la voglia di perdere tempo con gli slogan e con le cazzate che quotidianamente riempiono le pagine dei giornali o le trasmissioni televisive.
Questo non è un vero blog, è una raccolta casuale di scritti, alcuni anche miei, che ritengo valga la pena di leggere. Andromeda fa riferimento a due categorie fondamentali, il mito e la cosmologia. Nella mitologia, Andromeda era una giovane sacrificata dal padre Cefeo e dalla madre Cassiopea per placare un mostro marino. La Galassia che porta il suo nome è destinata a fondersi in una spaventosa collisione con le Galassie vicine, fra cui la nostra Via Lattea.
giovedì 24 settembre 2026
INTEGRAZIONE?
E finisce la pazienza.
Perciò vorrei fare una domanda SERIA a quelli che, davanti a qualunque discussione sull’immigrazione, sull’integrazione o persino sulla necessità che un bambino possa seguire una lezione nella lingua del Paese in cui vive, estraggono immediatamente dal cilindro la formuletta magica:
“L’immigrazione è un arricchimento culturale e sociale.”
Bene.
Ma esattamente: in cosa consisterebbe questo arricchimento?
Perché vorrei finalmente uscire dal mondo delle frasi fatte e atterrare sulla Terra.
Una società si arricchisce quando incontra persone che portano conoscenze, lavoro, idee, capacità, cultura, voglia di partecipare e, soprattutto, disponibilità a entrare nella comunità che le accoglie.
Non basta attraversare una frontiera per diventare automaticamente un “arricchimento”.
Se arrivi in Italia e vuoi costruirti qui una vita, la prima cosa che considero normale aspettarmi è che tu impari l’italiano.
Non tra vent’anni. Non “forse”.
Lo impari.
Che tu rispetti le nostre leggi.
Che tu comprenda che uomini e donne hanno gli stessi diritti.
Che tu accetti che la religione – qualunque religione – è una scelta personale e non un regolamento da imporre alla società.
Che tu mandi i tuoi figli a scuola con l’obiettivo di farli diventare parte di questo Paese, non di costruire comunità parallele impermeabili a quella che le ospita.
Che tu comprenda che integrazione non significa che l’Italia debba integrarsi con te: significa anche che TU devi fare uno sforzo per integrarti nell’Italia.
È davvero diventato scandaloso e “fascista” dirlo?
Lavoro da decenni nell’immobiliare e sono entrato in migliaia di case. Non parlo quindi soltanto per ciò che leggo sui social: ho conosciuto personalmente situazioni normali di integrazione e situazioni disastrose, stranieri che, dopo anni, faticavano persino a comunicare in italiano.
E proprio per questo rifiuto le favole.
Quella secondo cui “lo straniero è un problema perché è straniero”
Ma considero altrettanto ideologica e forzatissima quella secondo cui “lo straniero è una ricchezza perché è straniero”.
No.
Una persona è una risorsa per una comunità per quello che fa, per come vive, per ciò che costruisce e per quanto è disposta a condividere responsabilità, regole e doveri.
E chi arriva, lavora, impara la lingua, rispetta le regole, cresce i propri figli dentro la società italiana e vuole davvero farne parte deve avere la possibilità di costruirsi dignitosamente il proprio futuro.
Ma proprio per rispetto verso queste persone, smettiamola di mettere nello stesso calderone integrazione riuscita e immigrazione senza regole.
E smettiamola soprattutto con questa stucchevole parola: “arricchimento”.
Perché c'è poi un altro “arricchimento” del quale si parla molto meno.
Quello di chi ha scoperto nell'immigrazione una riserva praticamente inesauribile di manodopera a basso costo.
Quello di chi può pagare meno perché, se un lavoratore italiano non accetta determinate condizioni, qualcun altro disperato le accetterà.
E alla fine chi presenta il conto?
Il lavoratore – italiano o straniero – che vede diminuire il valore del proprio lavoro.
Questa non è integrazione.
È sfruttamento travestito da solidarietà.
Quindi sì: accogliamo chi può essere accolto, integriamo chi vuole integrarsi, rispetta questo Paese e pretende da se stesso prima ancora che dagli altri.
Ma non chiedetemi più di applaudire per principio.
Non chiedetemi di chiamare “ricchezza” qualsiasi fenomeno migratorio semplicemente perché pronunciare la parola immigrazione con un aggettivo negativo è diventato sconveniente.
E soprattutto non spiegatemi che porre regole, pretendere la conoscenza della lingua o chiedere integrazione significhi automaticamente essere contro gli stranieri.
Significa essere a favore di una società che abbia ancora il diritto di stabilire le condizioni della propria convivenza.
A 63 anni almeno un lusso voglio concedermelo:
non fingere più di credere alle favole per sembrare una brava persona.
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