giovedì 24 settembre 2026

RELIGIONE

 RELIGIONE E CONTRAFFAZIONE RELIGIOSA

Sul concetto stesso di "religione" la maggior parte degli occidentali di oggi non possiede nemmeno le conoscenze più elementari.
Infarciti di duemila anni di cattolicesimo, annientati dall'ultimo secolo di totale distruzione del concetto stesso di "sacro", per gli occidentali attuali il "Dio è morto" di Nietzsche andrebbe completato in "Dio è morto e sepolto".
La gente crede che prima del Cristianesimo esistessero solo delle religioni "fasulle", collettivamente indicate come "paganesimo".
"Pagano" (dal latino "pagus", "villaggio") era solo il modo dispregiativo con cui il cattolicesimo dei primi secoli iniziò a indicare le convinzioni religiose precedenti al cattolicesimo stesso, con l'intento di farle passare per superstizioni da gente di poco conto, da "abitanti del villaggio", rustici, poco istruiti.
Le religioni precedenti a quella cattolica in Europa, cioè la religiosità greco-romana, hanno rappresentato il collante spirituale più importante della storia del nostro continente, in perfetta analogia con tutte le altre tradizioni antiche, dalla religiosità dell'Egitto antico a quella della mezzaluna fertile, dal madzeismo persiano di Zarathustra all'induismo vedico, dal buddhismo al taoismo.
Tradizioni che avevano come proposito quello di "collegare" gli individui in una società ancora permeata da valori collettivi, e integrare l'uomo in una realtà più ampia della sua stessa specie animale, allargata a tutti gli altri elementi della Natura.
"Religo", cioè "Collego": questa era la funzione dell'elemento religioso nelle culture del mondo antico, cioè necessità di mantenere integra la collettività e di creare un benefico rapporto tra uomo e Natura.
Questa funzione, profonda e nobilissima, che portò Greci e Romani, Egizi e Persiani, Indiani e Cinesi alle più alte vette di civiltà mai raggiunte dall'umanità, venne sostituita dal semplicistico e sciagurato rapporto uomo-demiurgo creatore e proiezione dell'egoismo umano.
Un rapporto inventato dal nazionalismo ebraico post-esiliaco col culto del dio-nazione YHWH, poi passato per contaminazione al cristianesimo istituzionale della Chiesa di Roma interessata all'esercizio del potere temporale e alla teocrazia islamica, che perseguì il medesimo obiettivo.
E mentre l'ebraismo e l'Islam seppero comunque mantenere aspetti religiosi autentici, propri delle tradizioni pre-ecclesiastiche, il cattolicesimo europeo, poi estesosi col protestantesimo alla realtà anglosassone e nordamericana, avrebbe definitivamente affossato il concetto stesso di religiosità, riducendolo a contraffazione religiosa.
L'unica, vera e possibile definizione di religione è proprio quella che oggi con disprezzo viene chiamata "pagana". Una religione che si basava solo sull'esperienza diretta del rapporto tra uomo e Natura, e che aveva nella Natura stessa il suo unico Dio, che veniva simbolicamente rappresentato nelle sue diverse manifestazioni con i vari nomi degli Dèi, che non erano altro che declinazioni diverse della stessa, unica e incontrovertibile realtà: la Natura.
Chi avesse la fortuna di visitare la bellissima mostra dedicata ai Bronzi di San Casciano, attualmente allestita al Museo Archeologico di Reggio Calabria, potrebbe rendersi conto ampiamente di tale realtà davanti alle meravigliose, straordinarie raffigurazioni del rapporto simbiotico tra uomo e Natura, rappresentate nella statuaria etrusca e romana.
Immagini di autentica religiosità naturale, di legame indissolubile tra uomo ed evento naturale, cioè tra uomo e Realtà, una realtà fatta di terra e di cielo, di fulmini e di vento, di costruzione e distruzione. Una Realtà fatta di Verità.
Dal cristianesimo ecclesiastico in poi, nel mondo occidentale e medio-orientale ha invece preso piede la più assoluta superstizione, la credenza in dogmi sciocchi e privi di senso, inventati da un potere bramoso di assoggettare individui resi stupidi e "scollati" da qualunque idea di collettività, e quindi controllabili e manipolabili.
Le religioni cosiddette "abramitiche" hanno operato questa cosciente depauperazione della religiosità autentica, con i distinguo di cui sopra: l'ebraismo e l'islam hanno mantenuto parzialmente i propri valori tradizionali, le confessioni cristiane (cattolica, ortodossa e protestante) hanno letteralmente disintegrato tali valori.
Il culto della Natura è stato sostituito da una sciocca superstizione idolatra che crede in miracoli, aldilà, resurrezioni, angeli, diavoli, creature soprannaturali, oltre allo sciocco manicheismo della contrapposizione tra bene e male.
I Vangeli, una delle espressioni massime dell'autentica religiosità arcaica, sono stati utilizzati strumentalmente dal Potere delle istituzioni cristiane mistificandone completamente il senso originale, e trasformando il messaggio del Cristo in un buonismo ipocrita praticato da egoisti cosmici che non perdono un'occasione, appena usciti dalle chiese, per fare esplodere la propria rabbia verso il prossimo e il proprio guerrafondaismo.
Come dimostrano gli eventi di guerra, di distruzione e di morte che attualmente coinvolgono Occidente, Israele e mondo islamico, le false religioni "abramitiche" hanno contribuito drasticamente alla regressione della civiltà umana, precipitandola in un'autentica barbarie.
Il vero "paganesimo", l'ignoranza circa sé stessi e la Natura, appartiene a queste religioni moderne, non certo alla religiosità tradizionale antica, davanti alla quale colui che abbia la volontà di accostarsi con rispetto e conoscerla, rimane commosso e ammirato.
"L'Islam, in molte sue espressioni concrete nella vita quotidiano, esprime ancora una sincera esigenza di collegamento interno tra gli individui, ponendosi limiti e contenimenti al desiderio egoico, e riconoscendo la necessità dell'integrazione in una collettività che sappia agire come tale. Tuttavia anche l'Islam nasce, già nel VII secolo dopo Cristo, da una visione di Dio-Nazione mutuata da ebraismo e cristianesimo istituzionale, e che fin dall'inizio portò all'idea di una Teocrazia, quando invece la Divinità nella religiosità tradizionale è proprio negazione del concetto di Potere. La necessità dell'affermare il Potere annacquerà l'Islam come aveva già contaminato ebraismo e cristianesimo, e farà emergere l'egoismo e tutte le divisioni e i conflitti che vediamo operare nell'umanità moderna. In questa deriva però, l'Islam appare come la religione moderna che ha manifestato le resistenze interne maggiori alla forza dirompente dell'egoicità, ed il Sufismo islamico è chiaramente il testimone più autentico, ancora oggi, della religiosità tradizionale quando invece nel cristianesimo e nell'ebraismo quella religiosità tradizionale non sopravvive più nemmeno negli "esoterismi", quali la massoneria cristiana o la kaballah ebraica, che sono nel tempo divenute solo ciarlatanerie che scimmiottano l'antico gnosticismo naturalistico senza più capirne nulla. Una danza sufi ha invece ancora in sé la coscienza della Tradizione."
"La parola Dio della religione antica è un sostantivo neutro. La Natura degli antichi comprende in sé tanto il mascolino sacro quanto il femminino sacro, che non sono sessi ma aspetti del reale. Quella dei sessi era soltanto una rappresentazione simbolica, e la Natura in modo simbolico era rappresentata come androgino. Ra, Brahma, Elohim, le parole che venivano usate per indicare la Natura, non hanno associato alcun genere e nemmeno numero, possono essere rappresentati indifferentemente come maschio oppure femmina, come uno oppure molti, la rappresentazione non ha a che fare con la sostanza del divino che per gli antichi è sempre Uno e Androgino. La Dea che era adorata dagli agricoltori del neolitico era semplicemente la Terra, cioè la declinazione della Natura come femminino sacro, ma gli stessi agricoltori adoravano allo stesso modo il mascolino sacro nella forma del Serpente. Sono state le religioni moderne a sentire la necessità di dividere maschile e femminile, a porsi questioni circa il sesso di Dio e naturalmente a proiettare queste loro esigenze sugli antichi, credendo che anche loro se le ponessero perché, ad esempio, gli sembra che per gli agricoltori neolitici avesse più importanza la Dea femmina mentre per i cacciatori indoeuropei avesse più importanza il Dio maschio, ma non era affatto così. La religiosità antica era Advaita, non conosceva alcun dualismo, ed il sesso, cioè la differenziazione, era inteso alla stessa maniera delle altre opposizioni luce-buio, gioia-dolore, alto-basso, cioè opposti che coincidevano nell'unica Natura che li conteneva tutti. La nostra attuale preoccupazione per il "gender" che abbiamo addirittura moltiplicato in miriadi di fantasiose sigle testimonia il passaggio della psiche umana a una visione dualistica del mondo dove esiste un'unica esigenza, il Conflitto, che è la negazione stessa della religiosità ed è il motivo del profondo malessere dell'attuale umanità. "
Prof. Domenico Rosaci

INTEGRAZIONE?

 Arrivati alla mia età succede che diminuisce drasticamente la voglia di perdere tempo con gli slogan e con le cazzate che quotidianamente riempiono le pagine dei giornali o le trasmissioni televisive.

E finisce la pazienza.
Perciò vorrei fare una domanda SERIA a quelli che, davanti a qualunque discussione sull’immigrazione, sull’integrazione o persino sulla necessità che un bambino possa seguire una lezione nella lingua del Paese in cui vive, estraggono immediatamente dal cilindro la formuletta magica:
“L’immigrazione è un arricchimento culturale e sociale.”
Bene.
Ma esattamente: in cosa consisterebbe questo arricchimento?
Perché vorrei finalmente uscire dal mondo delle frasi fatte e atterrare sulla Terra.
Una società si arricchisce quando incontra persone che portano conoscenze, lavoro, idee, capacità, cultura, voglia di partecipare e, soprattutto, disponibilità a entrare nella comunità che le accoglie.
Non basta attraversare una frontiera per diventare automaticamente un “arricchimento”.
Se arrivi in Italia e vuoi costruirti qui una vita, la prima cosa che considero normale aspettarmi è che tu impari l’italiano.
Non tra vent’anni. Non “forse”.
Lo impari.
Che tu rispetti le nostre leggi.
Che tu comprenda che uomini e donne hanno gli stessi diritti.
Che tu accetti che la religione – qualunque religione – è una scelta personale e non un regolamento da imporre alla società.
Che tu mandi i tuoi figli a scuola con l’obiettivo di farli diventare parte di questo Paese, non di costruire comunità parallele impermeabili a quella che le ospita.
Che tu comprenda che integrazione non significa che l’Italia debba integrarsi con te: significa anche che TU devi fare uno sforzo per integrarti nell’Italia.
È davvero diventato scandaloso e “fascista” dirlo?
Lavoro da decenni nell’immobiliare e sono entrato in migliaia di case. Non parlo quindi soltanto per ciò che leggo sui social: ho conosciuto personalmente situazioni normali di integrazione e situazioni disastrose, stranieri che, dopo anni, faticavano persino a comunicare in italiano.
E proprio per questo rifiuto le favole.
Quella secondo cui “lo straniero è un problema perché è straniero”
Ma considero altrettanto ideologica e forzatissima quella secondo cui “lo straniero è una ricchezza perché è straniero”.
No.
Una persona è una risorsa per una comunità per quello che fa, per come vive, per ciò che costruisce e per quanto è disposta a condividere responsabilità, regole e doveri.
E chi arriva, lavora, impara la lingua, rispetta le regole, cresce i propri figli dentro la società italiana e vuole davvero farne parte deve avere la possibilità di costruirsi dignitosamente il proprio futuro.
Ma proprio per rispetto verso queste persone, smettiamola di mettere nello stesso calderone integrazione riuscita e immigrazione senza regole.
E smettiamola soprattutto con questa stucchevole parola: “arricchimento”.
Perché c'è poi un altro “arricchimento” del quale si parla molto meno.
Quello di chi ha scoperto nell'immigrazione una riserva praticamente inesauribile di manodopera a basso costo.
Quello di chi può pagare meno perché, se un lavoratore italiano non accetta determinate condizioni, qualcun altro disperato le accetterà.
E alla fine chi presenta il conto?
Il lavoratore – italiano o straniero – che vede diminuire il valore del proprio lavoro.
Questa non è integrazione.
È sfruttamento travestito da solidarietà.
Quindi sì: accogliamo chi può essere accolto, integriamo chi vuole integrarsi, rispetta questo Paese e pretende da se stesso prima ancora che dagli altri.
Ma non chiedetemi più di applaudire per principio.
Non chiedetemi di chiamare “ricchezza” qualsiasi fenomeno migratorio semplicemente perché pronunciare la parola immigrazione con un aggettivo negativo è diventato sconveniente.
E soprattutto non spiegatemi che porre regole, pretendere la conoscenza della lingua o chiedere integrazione significhi automaticamente essere contro gli stranieri.
Significa essere a favore di una società che abbia ancora il diritto di stabilire le condizioni della propria convivenza.
A 63 anni almeno un lusso voglio concedermelo:
non fingere più di credere alle favole per sembrare una brava persona.

MONDI DIVERSI

Ci sono incontri che, in poche parole, mostrano quanto possano essere lontani due modi di vedere il mondo.

Umberto Galimberti racconta di aver rivolto a un imam una domanda molto diretta:
«Perché ci state osteggiando con tanta forza?»
La risposta, riferisce Galimberti, riguardava soprattutto la sessualità e i modelli di vita dell’Occidente.
Secondo quell’imam, se quei modelli fossero entrati pienamente nella loro cultura, avrebbero potuto mettere in crisi qualcosa di molto più grande del semplice comportamento individuale: la famiglia, il clan, le relazioni tra uomo e donna e, più in generale, la struttura sociale sulla quale quella comunità si riconosceva.
Ed è proprio qui che il racconto di Galimberti diventa interessante.
Perché non riguarda soltanto l’Islam.
Riguarda l’incontro — e talvolta lo scontro — tra culture diverse.
Noi occidentali siamo abituati a pensare che libertà individuale, autonomia personale, sessualità e autodeterminazione siano conquiste quasi naturali.
Ma non tutte le culture costruiscono la propria identità sugli stessi valori.
Ciò che per una società può significare libertà, per un’altra può essere percepito come perdita dell’ordine tradizionale.
Ciò che da una parte viene considerato emancipazione, dall’altra può essere vissuto come una minaccia alla famiglia, alla religione o alla comunità.
E allora nasce una domanda enorme:
Possiamo davvero capire un’altra cultura giudicandola soltanto con le categorie della nostra?
Galimberti, attraverso questo episodio, ci porta proprio davanti a questo problema.
Quando due civiltà si incontrano, non si incontrano soltanto due economie.
Non si incontrano soltanto persone con vestiti, lingue o abitudini differenti.
Si incontrano due idee dell’essere umano.
Due idee della famiglia.
Due idee della libertà.
Due idee del corpo.
Due idee della religione.
Due idee di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato.
Ed è qui che il dialogo diventa difficile.
Perché per dialogare davvero non basta dire:
“Io ho ragione e tu hai torto.”
Bisogna prima capire su quali fondamenta l’altro ha costruito il proprio mondo.
Questo non significa accettare tutto.
Non significa rinunciare ai propri valori.
E non significa nemmeno mettere sullo stesso piano qualsiasi comportamento.
Significa una cosa molto più seria:
comprendere prima di giudicare.
Perché una cultura può cambiare.
Può trasformarsi.
Può discutere le proprie tradizioni.
Ma se la si vuole comprendere, bisogna sapere da dove quelle tradizioni provengono e quale funzione hanno avuto per secoli.
⚠️ E una precisazione è fondamentale.
La risposta raccontata da Galimberti è attribuita a un singolo imam incontrato da lui.
Non rappresenta automaticamente tutti i musulmani, tutti gli imam o l’intero Islam.
Trasformare la frase di una persona nel pensiero di oltre un miliardo di esseri umani sarebbe una semplificazione sbagliata.
E sarebbe esattamente il contrario di ciò che una riflessione seria dovrebbe fare.
Forse il punto più importante di questo racconto è proprio questo:
quando conosciamo poco l’altro, lo riduciamo a un’etichetta.
“L’Occidente.”
“L’Islam.”
“Noi.”
“Loro.”
Ma dietro queste parole ci sono milioni di persone differenti, famiglie differenti, interpretazioni differenti, storie differenti.
E allora forse la domanda non è:
“Chi ha ragione?”
La domanda più difficile è:
“Riusciremo mai a vivere insieme senza pretendere che l’altro diventi identico a noi?”
Perché il futuro non sarà fatto da culture che non si incontrano.
Sarà fatto proprio dal contrario.
Da persone diverse che dovranno imparare a conoscersi, discutere, confrontarsi e trovare uno spazio comune senza cancellare completamente la propria identità.
E questa, forse, sarà una delle grandi sfide del nostro tempo.
💬 Secondo te è possibile rispettare una cultura diversa dalla nostra senza rinunciare ai valori in cui crediamo?
Parliamone con rispetto.
Opinioni diverse sono benvenute. Insulti, generalizzazioni contro popolazioni o religioni e attacchi personali non sono confronto: sono soltanto rumore.
Se questa riflessione ti ha fatto pensare, condividila e continua a seguire Focus 3.0 – Il Mistero della Vita.
Sostenere e condividere i nostri contenuti aiuta Focus 3.0 – Associazione No Profit a continuare a creare spazi di cultura, riflessione e dialogo.
UMBERTO GALIMBERTI

domenica 5 gennaio 2025

MORIRE

 www.leggo.it del 5 aprile 2024

 

JULIE MCFADDEN- 1

Julie McFadden è un'infermiera molto famosa sui social perché condivide le sue esperienze in corsia che sono anche esperienze di vita. La 41enne di Los Angeles, di recente, ha postato un video su YouTube in cui spiega ai suoi follower il motivo per cui non dovrebbero essere spaventati dall'idea della morte. Il filmato è diventato virale sui social perché sono tanti gli utenti che vogliono sapere se lasciare questa vita terrena sia doloroso o meno. Ecco che cos'ha spiegato Julie.

 

Cosa succede al corpo quando si muore

Nel suo video virale, Julie McFadden ha risposto a una delle domande che riceve più spesso: quando si sta per morire, si sente dolore? L'infermiera ha spiegato: «Il nostro corpo è fatto per non essere eterno e per morire quando è la sua ora. Ovviamente, si parla di situazioni in cui non si sono verificati incidenti. Non bisogna essere spaventati dalla morte ed ecco perché. Il nostro corpo ci aiuta biologicamente a morire ed ecco cos'ho visto e imparato nel mio percorso di infermiera, lavorando in casa di riposo nel corso degli anni. Una persona che si avvicina ai suoi ultimi giorni inizia a mangiare di meno, bere di meno e dormire di più.

RICOVERATO IN OSPEDALE 

 

Perché succede questo? Perché i livelli di calcio nel corpo stanno aumentando e poiché questi livelli aumentano, la persona avverte più sonno e stanchezza. Il nostro cervello segue dei meccanismi specifici per renderci affamati e assetati. Biologicamente, quando il corpo sa che ci stiamo avvicinando alla fine della vita, questi meccanismi vengono meno, quindi la persona di solito non ha fame e non ha sete, il che aiuta il corpo a spegnersi lentamente». [...]

giovedì 2 gennaio 2025

I PAPI

 Barbara Costa per Dagospia

 

PAPA PIO IV (1)

“Caz*o” è parola santa, “caz*o” non è una parolaccia, nossignore, è un intercalare da beatificare, e da pronunciare non meno di 10 volte al giorno: a sostenerlo, e a sacramentarlo, “caz*o!”, con beata soddisfazione, è nientemeno che un papa, Benedetto XIV (1740-1758). Essendo il papa infallibile, chi osa dargli torto?!? Col 2025 anno giubilare, mi sembra cattolico ricordare che in Vaticano – in passato, eh! – hanno regnato papi infallibili, sì, ma soprattutto nel fornicare, anche con le p*ttane, e a metterci al mondo figli.

 

Facciamo i nomi. Dopo San Pietro, eletto primo papa della Storia per raccomandazione del gran capo senonché suo migliore amico, Gesù, che lo fa papa anche se Pietro era sposato e pieno di figli, sul trono papale si sono seduti papi padri, come Innocenzo VIII (1484-1492), che diventa papa già padre di 7 figli, 5 illegittimi e 2 no. Pio IV (1559-1565) è papa papà di 3 figli illegittimi, 2 femmine e un maschio.

PAPA GIULIO II

 

Alessandro VI (1492-1503), cioè Rodrigo Borgia, è eletto papa ed ha ben 9 figli, 3 da una donna more uxorio, altri 4 da Vannozza Cattanei (tra cui Lucrezia, la figlia prediletta, e per alcuni storici la sua incestuosa amante), infine altri 2 da Giulia Farnese.

 

Papa Giulio II (1503-1513) è padre di 3 figli illegittimi, però avuti, dopotutto, dalla stessa donna. Giulio II al richiamo del sesso femminile non sapeva proprio resistere. Lui è papa con una malattia conclamata, la gotta, e un’altra che manteneva segreta nonostante gli avesse orridamente deformato un piede: la sifilide! Presa da chissà chi tra le tantissime prostitute con cui si svagava.

 

Anche papa Paolo III (1534-1549) non smette d’andare a m*gnotte pure essendo papa. E mette al mondo un numero imprecisato di figli. Lui è stato il papa che ha convocato il Concilio di Trento, ma pure colui che non si faceva problemi a sc*parsi la moglie di un suo nipote. Paolo III era altresì uno dei non pochi papi fissato col porno, e per guardarlo, ed eccitarsene, lo faceva rappresentare in spettacoli orgiastici, sguaiati e scostumati, stile Pornhub, ma dal vivo, nelle stanze vaticane.

PAPA ALESSANDRO VI (2)

 

Un altro papa porno pimpante è stato Giovanni XII (955-964). La categoria porno preferita da Giovanni XII erano le orge, e il pansex, perché lui era bisex, pro LGBT+, e nei fatti: nominò vescovo un suo amante ragazzino. Si gossipa che Giovanni XII sia morto buttato giù dalla finestra da un marito che lo aveva beccato a letto con la moglie.

 

Sisto IV (1471-1484), papa giubilare e ordinante la creazione della Cappella Sistina, come molti suoi predecessori dissanguò le casse della Chiesa per la bramosia di ricchezza, sua, e dei suoi parenti. Sisto IV cercò di tappare il buco coi soldi delle case di tolleranza, che allora erano di proprietà della Santa Sede.

 

Giulio III (1550-1555) era un altro papa porno-mane, e uno che andava matto per il gioco d’azzardo, le corse dei tori, e va da sé, le donne. Raccontano che abbia fatto adottare da suo fratello un suo figlio, illegittimo, Fabiano. Figlio eletto segretario di Stato benché analfabeta e in curriculum la mansione di guardiano di scimmie.

PAPA ALESSANDRO VII

 

Papa Innocenzo X (1644-1655) andava felice a letto con la cognata, Olimpia Maidalchini, e la faceva governare al posto suo. Questa Olimpia si fa protettrice delle meretrici romane, gli concede onori, rispetto, ori, e carrozze. Quando Innocenzo X si ammala ed è senza speranze, Olimpia corre al suo capezzale e gli ruba ogni oggetto prezioso che può. Una volta morto, si rifiuta di pagargli il funerale, e persino la bara! Il successore di Innocenzo X, Alessandro VII (1655-1667), la bara se la fa costruire da vivo su un disegno del Bernini, e se la tiene prudente sotto il letto.

martedì 24 dicembre 2024

PRIMA DEL NATALE

 Maurizio Bettini per “la Repubblica”

 

SIGILLA

«E questo chi è?» domandò Seneca vedendosi alla porta quello strano tipo. «Ma come, non mi riconosci?» rispose l'altro «sono Felicione, il figlio del fattore Filosito, ero il tuo cocco. Mi regalavi sempre i sigilla quando ero un bambinello».

 

Che cosa sono i sigilla[…]? Si trattava di statuine che venivano donate ai bambini durante i Sigillaria,[…]. La cosa interessante però è che questa festa si celebrava ogni anno proprio alla fine di dicembre: ossia nel periodo che corrisponde al nostro Natale.

 

SIGILLARIA3

[…] L'invenzione del calendario, […] non solo permette di dare un'organizzazione condivisa alla nostra vita collettiva; ma suggerisce l'illusione che il tempo non sia in perenne fuga […]

 

È inevitabile, però, che il periodo in cui il tempo "di prima" si interrompe per lasciare il passo al tempo "di dopo", sia percepito come un momento di passaggio, dal carattere eccezionale, che chiede di essere celebrato.

 

Ed è appunto qui, all'interno di questa frattura fra calendari, che si collocano le nostre feste di Natale e fine d'anno; così come nello stesso periodo si festeggiavano a Roma i Sigillaria in concomitanza con un'altra importantissima celebrazione romana: i Saturnalia.

SATURNALIA

 

Questa festa si teneva in onore del dio Saturno e coinvolgeva tutti gli abitanti della Città. Sotto il segno del vecchio dio tornava a rivivere un mito, quello dell'età dell'oro, di cui Saturno era stato appunto il signore.

 

Si era trattato di un periodo felice per l'umanità, quando non c'era bisogno di lavorare la terra per goderne i frutti e tutti vivevano in un regime di pace e giustizia. Sul modello di questa età felice, i Saturnalia erano caratterizzati dalla cancellazione rituale dello scarto che sussisteva fra liberi e schiavi.

 

SATURNALIA 6

In quei giorni, infatti, i liberi abbandonavano la toga, […] per indossare altre vesti; e mettevano sulla testa il copricapo tipico dei liberti, ossia gli schiavi liberati. […]. La festa poteva addirittura prevedere un rovesciamento dei ruoli fra liberi e schiavi. I padroni servivano cibo ai propri schiavi e si permetteva addirittura che i servi facessero il verso ai patrizi, prendendoli in giro.

SATURNALIA 4

 

[…] Del resto, la nostra tradizione vorreb che a Natale tutti si sentissero "più buoni" - che poi questo accada davvero, naturalmente, è un altro discorso. […] Ed eccoci tornati ai Sigillaria, la festa delle statuine. Queste "piccole immagini", i sigilla da cui abbiamo preso spunto, erano dedicate al dio Saturno ed erano poste in vendita nel mercato annuale che si teneva per la circostanza.

SIGILLARIA4

 

[…] questi mercatini dei Sigillaria, con i loro teloni messi su alla fine di dicembre e in cui si vendevano statuine di terracotta, come quella che Seneca regalava al piccolo Felicione, somigliano molto ai nostri mercatini di Natale.

 

Nei quali, almeno in certe regioni d'Italia, dove ancora si pratica la tradizione del presepio, si vendono proprio statuine da collocare intorno alla grotta o nella capannuccia.

 

Le botteghe di San Gregorio Armeno, a Napoli, con la loro meravigliosa offerta di sacre famiglie, pastori o personaggi bizzarri, sembrano dunque trovare in Roma antica un precedente abbastanza inatteso[…]

 

SATURNALIA 5

 

 

 

Anche nella Roma antica, infatti, il periodo di fine dicembre era caratterizzato dallo scambio dei doni, proprio come avviene in occasione del nostro Natale. Naturalmente in queste occasioni non si trattava semplicemente di esternare generosità o bontà. In qualsiasi società, infatti, la pratica del dono è inserita in realtà in un complesso sistema di relazioni sociali, che possono talora dar vita a vere e proprie forme di obbligazione. […]

SATURNALIA 3

 

La cosa forse più interessante, però, è che le "statuine" dei Sigillaria venivano donate in particolare ai bambini, come Seneca usava fare con il piccolo Felicione. Le si donava addirittura ai più piccoli, "quelli che non camminano ancora", come giocattoli.

 

Ora, se c'è una cosa che caratterizza il nostro Natale, è proprio l'attenzione dedicata i bambini. È a loro che sono destinati i regali che si fanno in famiglia, sono loro i piccoli eroi delle feste natalizie.

SATURNALIA 2

 

Lo si vede perfino dalle pubblicità che passano in televisione. Del resto, nel Natale cristiano il personaggio principale non è forse un bimbo adagiato in una mangiatoia? Un bambino divino, la cui nascita è salutata da un coro di angeli e che, per coloro che credono, è addirittura destinato a salvare il mondo.

SIGILLA SIGILLASIGILLA SATURNALIA 1

 

SUPPLIZI

 B isogna distinguere tra la pratica del diritto penale ebraico e quella romana, perché sono due cose diverse, e la confusione tra le due è ...