domenica 12 maggio 2024

STREGHE

 Quando vi lamentate dei tempi nefasti in cui vi capita di vivere, pensate a cosa poteva accadervi in passato. Nella civile Europa, la stregoneria era accettata come un fatto scientifico. E questo comportò migliaia di uccisioni nel Cinquecento e Seicento. In Inghilterra in soli due anni, fra il 1645 e il 1647, centinaia di persone penzolarono impiccate come streghe. Chi si imbatteva in Matthew Hopkins, cacciatore ufficiale di streghe, tremava dal terrore solo a vederlo. In Francia, in Spagna, in Scandinavia era un rogo continuo. In Germania i luterani si liberavano degli avversari mandandoli a morire con l’etichetta di streghe. In Italia i cattolici bruciavano eretici. Nella sola Scozia nell’arco di una settantina d’anni, dal 1590 al 1662, circa 1500 sventurati vennero messi a morte per stregoneria. La maggior parte donne. La paura delle donne ha spesso creato mostri. Una donna ribelle, che non capitolava davanti all’uomo, diveniva subito sospetta di appartenere al demonio. La donna è fatta per l’uomo, proclamava il poeta puritano John Milton. Il posto divenuto emblema di caccia alle streghe è Salem, sulla costa del Massachussets. Ho passato qualche giorno a Salem. Un villaggio delizioso che ha trasformato quella tragedia in un affare. Negozi pieni di streghe, magliette con la strega sul petto, locali che promettono viaggi nel mondo dell’occulto, veggenti, maghi e fattucchiere. La Salem di adesso ci ride sopra e i turisti vanno a cercarvi emozioni. Ti accoglie la statua di una vecchia imbacuccata, con una scopa in mano. La strega, appunto. Di fronte spicca il museo, dove una guida fa piombare i visitatori nell’oscurità per raccontare l’impressionante storia con l’aiuto di un fascio di luce che illumina una dopo l’altra le statue dei personaggi coinvolti. Poco più in là il Burying point, il luogo in cui riposano le vittime, sotto massicce lastre di pietra. Su ogni lastrone c’è il nome e la data dell’impiccagione. Alcuni sepolcri recano incise le ultime parole degli sventurati: «Dio aiutami»; «Dio sa che sono innocente»; «Metto la mia vita nelle vostre mani». Responsabili furono il debole e ignorante governatore Phips, i «magistrati impiccatori», l’invasato e ottuso giudice Stoughton. Per colpa loro il massacro di Salem ha gettato infamia perpetua sui puritani. Scrittori e registi cinematografici hanno fatto il resto. Nathaniel Hawthorne, che pure subiva il fascino della mentalità puritana, ha tracciato un quadro orrendo con La lettera scarlatta. Nel 1953 Arthur Miller pubblicò il suo capolavoro, The Crucible, il crogiuolo, centrato sulle streghe di Salem. Erano gli anni in cui il senatore Joe McCarthy dava la caccia ai comunisti e venne comodo paragonare il suo attivismo al panico e all’isteria dell’epoca delle streghe.

venerdì 10 maggio 2024

ERRORI DELLA SINISTRA

 Non avrei mai pensato di poter condividere le parole del comunista ortodosso Marco Rizzo. Ma come dargli torto?

«Fedez è il nulla - dice Rizzo -. E con il ddl Zan la sinistra confonde i diritti con i suoi desideri. Ma se vogliamo dirla tutta, la mutazione genetica della sinistra italiana inizia negli anni Settanta, con l'avvento del femminismo e dell'ecologismo da salotto. Nel nome dei diritti civili hanno buttato a mare i diritti sociali: il lavoro, la casa, la salute, la scuola».
Insomma, la sinistra secondo Rizzo ha abbandonato le cose serie che costano fatica, idee, impegno e soldi e si è buttata sulla fuffa
dei diritti civili che non costano niente ma fanno audience.
"Il concerto del primo maggio? Cominciamo notando un fatto sconvolgente: in piazza San Giovanni c'era un palco del sindacato confederale sponsorizzato da Eni e Banca Intesa. Rendiamoci conto. Dopo quello che ho visto, non venitemi a dire che la Cgil è di sinistra».
Ma Fedez è stato applaudito dal Pd. «L' ho detto e lo ripeto: la battaglia per i diritti civili è un'arma di distrazione di massa per coprire le nefandezze compiute sui diritti sociali. Il Pd si è ridotto ad essere una riedizione del partito radicale, che si batte per i diritti gay ma poi cancella l' articolo 18 e le conquiste dei lavoratori del dopoguerra».
E se il ddl Zan viene approvato?
«Io mi sono sempre impegnato a combattere l'utero in affitto: una pratica nazista, degna del dottor Mengele. Mi hanno massacrato per questo, ma continuerò a rivendicare questa battaglia. La voglia di avere un figlio è un desiderio: e i desideri non sono diritti. Specialmente quando consistono nello strappare figli alle madri povere del terzo mondo, per essere venduti su un catalogo, come fossero una merce. Se passa il ddl Zan potrei essere punito. È una legge costrittiva. Io rivendico il mio diritto di esprimere un'opinione supportata da fatti. I signori della sinistra rivendicano dei desideri che finiscono per mercificare il corpo delle donne. E io dovrei essere punito al posto loro? Senza contare che in quel disegno di legge ci sono altre follie come la definizione del sesso. Mi sveglio una mattina e decido che sono una donna, e posso usufruire delle quote rosa? È il mondo al contrario. È un mondo in cui sul palco della festa dei lavoratori ci sono rapper miliardari che vendono lo smalto per unghie agli uomini. Basta, io di questo andazzo non ne posso più. E' l'ideologia gender, un’ideologia piegata al consumo. Ci sono dati statistici oggettivi: due single presi separati consumano più di una coppia sotto lo stesso tetto. Ho amici che hanno la crema per le rughe, il copriocchiaie, quella per le mani e quella per i piedi e via di seguito. La confusione sessuale di oggi risponde a una precisa logica di mercato, prima ancora che ideologica».

POLITICA

In quali condizioni si fa politica oggi? Viviamo nell'era della complessità. E i politici sono palesemente privi delle competenze necessarie per affrontare i problemi che pone una situazione complessa. Qualche anno fa, quando si cominciò a immaginare che l'auto elettrica fosse la soluzione contro l'inquinamento, il presidente della Toyota disse: "Ma i politici sanno quali conseguenze comporta l'auto elettrica?". No, non lo sapevano. E solo adesso si comincia a riflettere sugli aspetti negativi della scelta.

I politici prendono decisioni su cose che non conoscono. E ci chiedono il voto non sulla base di programmi chiari e credibili, ma sulla base di slogan suggestivi, efficaci, ma vuoti. Un maestro nel coniare slogan e battute ad effetto, ma di contenuto nullo, è il governatore della Campania De Luca.
L'esempio più clamoroso fu quello di Obama, quando si candidò lanciando lo slogan "Yes, we can". Possiamo. Ma possiamo cosa? Non si sa. Ma grazie al "We can", Obama conquistò la Casa Bianca.
Per la verità i politici non coniano solo slogan, offrono anche soldi per ottenere voti. Soldi pubblici. Lo sta facendo anche Erdogan in Turchia: alla vigilia delle elezioni ha aumentato gli stipendi degli statali del 45 per cento.
Non è un caso se oggi quasi il 50 per cento dei potenziali elettori non va a votare. Sfiducia nei candidati e nell'assenza di programmi.
C'è un rischio, però. L'ho captato nelle parole di un mio amico, vecchio politico e sincero democratico, il quale dice che comincia ad avere dubbi riguardo alle parole di Churchill. Diceva Churchill che "la democrazia è il peggiore dei regimi, a parte tutti gli altri". Secondo questo vecchio politico, oggi la democrazia manifesta le sue insufficienze. E bisognerebbe guardare con attenzione alla Cina di Xi Jinping, un regime che, nonostante la complessità dei problemi, riesce a controllare la conflittualità interna e favorire lo sviluppo economico.
Ho passato abbastanza tempo in Cina per sperare che il futuro non sia così orribile.

AMERICAN GOTHIC

 Roberta Scorranese per il “Corriere della Sera”

Quando apparve per la prima volta in mostra all'American Art Institute di Chicago, l'olio “American Gothic” di Grant Wood suscitò immediatamente una certa diffidenza: che cosa volevano dire quelle due figure allampanate, dipinte in primo piano di fronte a una casa con evidenti rimandi all'architettura gotica? E perché quelle pose bizzarre, frutto di un'osservazione lenticolare del mondo, più simile alla pittura fiamminga del Quattrocento che allo sguardo vorace di una nazione allora giovante e rampante come gli Stati Uniti? E così, nel 1930, nell'America ferita al cuore dalla Grande Depressione, quello che sarebbe diventato poi uno dei dipinti più citati, riprodotti e parodiati, racimolò a fatica una medaglia di bronzo e un misero premio in denaro, poche centinaia di dollari, un contentino.
Però, il pittore dell'Iowa, all'epoca trentanovenne, aveva colpito la sensibilità di un intero Paese, anche se non poteva ancora sapere che già soltanto pochi anni dopo sarebbero comparse le prime riproduzioni di massa, sui giornali e persino nelle pubblicità. Così come non poteva sapere che gli restava poco più di un decennio di vita, visto che morirà nel 1942 per un cancro al pancreas. Farà tuttavia in tempo a leggere le lettere indignate degli abitanti della sua città, Iowa City, così come quelle provenienti da altri Stati del Midwest: quella rappresentazione arcigna, rurale e puritana della famiglia americana di provincia non era piaciuta affatto a gente che si sentiva, invece, investita di una straordinaria nobiltà di animo rispetto alla vita dissipata dei grandi centri urbani: in fondo, “Il Grande Gatsby” era uscito cinque anni prima. Quello che sappiamo per certo, invece, è che il suo dentista, Byron Gordon McKeeby, e la sorella del pittore, Nan Wood, si resero conto subito che le loro facce sarebbero diventate presto tra le più famose di sempre. E la sorella dell'artista, qualche anno dopo, dichiarò il proprio imbarazzo nel vedersi rappresentata come la moglie di un uomo molto più anziano di lei, dunque cominciò a diffondere la voce che il quadro ritraeva un padre con la figlia, dettaglio che lo stesso Grant Wood confermò in una lettera del 1941.
Dettagli personali a parte, l'enfasi posta sulla serietà e sulla dedizione al lavoro della provincia americana (il forcone tra le mani dell'uomo, l'abbigliamento comodo ma al tempo stesso curato e l'asciuttezza delle due figure) si incanalò perfettamente nella politica rooseveltiana del New Deal e la riscossa americana alla crisi economico-finanziaria si nutrì anche di simboli come questo.
Di qui il fiume di citazioni, copie, riproduzioni che in breve tempo inondò il Paese, a cominciare dalla fotografia scattata da Gordon Parks nel 1942, intitolata appunto “American Gothic”, dove si vede una donna delle pulizie afroamericana che tiene tra le mani una scopa e uno spazzolone, con evidente riferimento al dipinto.
Ma se da un lato è vero che il richiamo all'epoca dei pionieri e al Middle West come embrione dello spirito americano più incontaminato e resistente esercitò una presa irresistibile, è anche vero che il quadro di Wood è uscito dai confini statunitensi per entrare in un immaginario molto più vasto e longevo. Merito di qualcos'altro, di un messaggio subliminale più profondo e radicato, che parte dalle due figure in primo piano, stranamente sole, anche se vicine e legate da un reciproco senso di cura. Nello stesso anno, anche se in un contesto diverso, Edward Hopper dipinse “Early Sunday Morning”, piccolo capolavoro dell'assenza: una strada cittadina deserta, una fila di negozi chiusi, il sole che sale piano e che illumina case sbarrate. Un altro volto della crisi americana, quello della periferia urbana, dei dimenticati dal dio del capitalismo e del progresso. Due solitudini differenti, ma accomunate da una grande intuizione: siamo soli in mezzo alla folla.
Siamo soli anche nelle città più popolose, anche nelle periferie affollate di lavoratori in cerca di salario (come nel dipinto di Hopper), siamo soli anche in una nazione giovane e piena di sogni, siamo soli (come nel caso delle due figure di Wood) a difendere - e se necessario anche con un forcone in mano - alcuni valori fondanti della nostra nazione. In entrambi i casi c'è un senso di difesa, di riparo da qualcosa. Che cosa? Dal potere sempre più invisibile e capillare, da un mondo molto popoloso ma privo di legami tra i singoli individui, dal senso di estraneità tra persone che condividono lo stesso palazzo.
È questo il nodo culturale che ha contribuito a rendere “American Gothic” uno dei dipinti più famosi di sempre: la solitudine umana nella società di massa. Come Hopper aveva intuito che il capitalismo stava trasformando le città in agglomerati di solitudini, così Wood, artista della provincia americana rigorosa e confessionale, capì che la dimensione del Paese poteva diventare un baluardo non solo per i valori dell'America, ma più in generale contro la massificazione sociale.
Questa dimensione (assimilata al Regionalismo, corrente che accomunò altri artisti e scrittori dell'epoca) fa riferimento non solo alle tendenze della cosiddetta Hudson River School, movimento di artisti che nella metà del XIX secolo dipingeva sulle sponde del famoso fiume, mettendo l'accento sul paesaggio americano al di fuori delle metropoli in ascesa. Risale più addietro, a Thoreau e a Emerson, alla celebrazione della purezza dei boschi e delle foreste come emblema di un animo nobile, incontaminato dalla folla. Per loro lo sterminato paesaggio statunitense delle origini è privo di peccato, ha una sua innocenza che si rifletterà sul principio degli anni Trenta anche nella letteratura popolare, per esempio nell'autobiografia “Little House in the Big Woods” (1932) di Laura Ingalls Wilder, da cui nascerà poi una delle serie televisive più longeve, “Quella casa nella prateria”.
E non è un caso che appena un anno prima, nel 1929, fosse stato pubblicato un saggio importante, “La ribellione delle masse” del filosofo spagnolo José Ortega y Gasset. In questo libro l'autore rifletteva sulla contrapposizione di una società sempre più massificata e la fragilità dei singoli individui che possono trarre forza solo irrobustendo la propria singolarità. E meno di dieci anni prima, nel 1921, Freud aveva scritto “Psicologia delle masse e analisi dell’io”, una profonda riflessione su come finiamo per agire quando ci troviamo in un contesto di folla o di gruppo.
Ma in Wood e negli altri artisti della sua epoca, c'è un elemento ulteriore: la cosiddetta “dejection”, cuore dell'antropologia protestante, cioè la salvezza che arriva dall'esercizio disciplinato e costante delle proprie capacità nell'ambito del mutuo soccorso sociale. Insomma, la comunità perfetta, dove ci si aiuta a vicenda e ciascuno coltiva il proprio senso di responsabilità.
Ecco allora che “American Gothic” si illumina nel suoi significati più profondi: l'architettura rurale come scenario per un perfetto romanzo di formazione americana, la mutua assistenza tra padre e figlia, la famiglia al centro di un paesaggio fatto di fede, lavoro, difesa da una massificazione che snatura ogni individuo e che lo rende arrabbiato, depresso, povero. E si coglie anche il senso delle parole che Elio Vittorini, grande cantore della narrativa americana, usò per descrivere gli scrittori moderni d'Oltreoceano: “felice linea adolescente di un'epopea popolare”. Innocenza, dunque. Come difesa dal “brutto”.

mercoledì 8 maggio 2024

UNIVERSO

 Il caso non esiste: c’è una forza intelligente che governa il tutto.

"Fisico e teorico americano molto rispettato, Michio Kaku, famoso per la formulazione della teoria rivoluzionaria delle stringhe (modello di fisica fondamentale che presuppone che le particelle materiali apparentemente specifici sono in realtà “stati vibrazionali”) , ha recentemente causato una piccola scossa nella comunità scientifica sostenendo di aver trovato le prove dell’esistenza di una forza sconosciuta e intelligente che governa la natura.
Più semplicemente, secondo il noto fisico, qualcuno simile al concetto che molti hanno di Dio come creatore e organizzatore dell’universo.
Per arrivare a questa conclusione Michio Kaku ha utilizzato una nuova tecnologia creata nel 2005 e che gli ha permesso di analizzare il comportamento della materia su scala subatomica, basandosi su un “primitivo tachioni semi-radio”. Tachioni, incidentalmente, sono tutte quelle ipotetiche particelle in grado di muoversi a velocità superluminali, cioè sono particelle teoriche, prive di qualsiasi contatto con l’universo. Quindi questa materia è pura, totalmente libera dalle influenze dell’universo che la circonda.
Secondo il fisico, osservando il comportamento di questi tachioni in diversi esperimenti, si arriva alla conclusione che gli esseri umani vivono in una sorta di “Matrice”, cioè un mondo governato da leggi e principi concepiti da una specie di grande architetto intelligente. “Sono giunto alla conclusione che siamo in un mondo fatto da regole create da un’intelligenza, non molto diversa da un gioco per computer, ma naturalmente, più complessa”, ha detto lo scienziato. Analizzando il comportamento della materia a scala subatomica, colpiti dalle primitive tachioni semi-radio, un piccolo punto nello spazio per la prima volta nella storia, totalmente libero da ogni influenza dell’universo, la materia, la forza o la legge, è percepito il caos assoluto in forma inedita. “Credetemi, tutto quello che fino a oggi abbiamo chiamato caso, non ha alcun significato, per me è chiaro che siamo in un piano governato da regole create e non determinate dalle possibilità universali, Dio è un gran matematico” ha detto lo scienziato. Michio Kaku ha ricordato che “qualcuno fece ad Einstein la grande domanda: c’è un Dio? Al che Einstein rispose dicendo che credeva in un Dio rappresentato dall’ordine, dall’armonia,, dalla bellezza, dalla semplicità e dall’eleganza, il Dio di Spinoza. L’universo potrebbe essere caotico e brutto, invece è bello, semplice e governato da semplici regole matematiche.
” La teoria degli archi e la musica di Dio.
Per quanto riguarda la formulazione del famoso “String Campo Theory”, o teoria delle stringhe, modello fondamentale della fisica che presuppone che particelle di materiale apparentemente specifici sono effettivamente “stati vibrazionali” un oggetto esteso più base chiamato ” corda “o” filamento “che renderebbe un elettrone, per esempio, non un” punto “struttura interna e dimensione zero, ma una massa di minuscole corde vibranti in uno spazio-tempo di più di quattro dimensioni , Kaku ha affermato che “per lungo tempo ho lavorato su questa teoria, che si basa su musica o piccole corde vibranti che ci danno le particelle che vediamo in natura. Le leggi della chimica con cui abbiamo avuto problemi alle superiori, sarebbero le melodie che possono essere suonate su queste corde vibranti.
L’universo, sarebbe una sinfonia di queste corde vibranti e la mente di Dio, su cui Einstein scrisse molto, sarebbe la musica cosmica che risuona attraverso questo nirvana, attraverso uno spazio iper-dimensionale “. Il fisico americano di origine giapponese ha concluso che “i fisici sono gli unici scienziati che possono pronunciare la parola. “Dio” e non arrossire. Il fatto essenziale è che queste sono domande cosmiche di esistenza e significato. Thomas Huxley, il grande biologo del secolo scorso, ha affermato che la questione di tutte le questioni della scienza e della religione è determinare il nostro posto e il nostro vero ruolo nell’universo. Pertanto, scienza e religione trattano la stessa domanda. Tuttavia, c’è stato essenzialmente un divorzio nel secolo scorso, più o meno, tra scienza e umanesimo, e penso che sia molto triste che non parliamo più la stessa lingua “.

EINSTEIN

 Einstein

Il 3 gennaio 1954, un anno prima di morire, Albert Einstein scrisse la "Lettera su Dio" indiririzzata al filosofo tedesco Eric Gutkind. Tre anni fa è stata venduta all'asta a New York per 3 milioni di dollari.
“La parola Dio - scriveva il teorico della relatività - per me non è altro che l’espressione e il prodotto della debolezza umana, e la Bibbia una collezione di venerabili ma nonostante tutto piuttosto primitive leggende. Nessuna interpretazione, di nessun genere, può cambiare questo (per me)”.
Aggiungeva poi: “Per me la religione ebraica è, come tutte le altre religioni, l’incarnazione di una superstizione primitiva. E il popolo ebraico, al quale sono fiero di appartenere e con il quale ho un’affinità profonda, non ha una forma di dignità diversa rispetto ad altri popoli”.

martedì 7 maggio 2024

MICHELANGELO

 Tommaso de' Cavalieri era “la luce”, “unico al mondo” - almeno agli occhi dell'uomo che lo amava. Quell'ardente amante era Michelangelo, che in una lettera del 1532 descrisse Cavalieri con queste parole entusiastiche.

 

Se solo fosse sopravvissuto un ritratto di Tommaso avremmo potuto vedere il suo volto, che l'artista cinquantenne affermava in una poesia essere così bello da fargli intravedere il paradiso stesso.

 

Michelangelo non si limitò ad annunciare in versi e in prosa il suo amore per questo giovane cittadino dell'alta borghesia romana, che conosceva il papa e cardinali importanti. Regalò a Cavalieri anche alcuni dei più grandi disegni mai creati.

 

i disegni di michelangelo 2I DISEGNI DI MICHELANGELO 2

Fino a quel momento, il potente scultore, pittore e architetto aveva usato il disegno come strumento per sviluppare idee: ma i cosiddetti “Disegni di presentazione” che realizzò per Tommaso aspirano a essere opere d'arte compiute. Sono i protagonisti della nuova mostra del British Museum dedicata alle ultime opere grafiche di Michelangelo e richiedono un'attenta osservazione, perché sono forse le più sublimi dichiarazioni d'amore gay nell'arte.

 

Questo potrebbe non essere immediatamente evidente quando si guarda La caduta di Fetonte di Michelangelo, dalla collezione michelangiolesca del British Museum. L'opera illustra il mito greco, raccontato dal poeta romano Ovidio, del giovane Fetonte, troppo sicuro di sé, che ha preso in prestito il carro volante con cui suo padre, il dio del sole, attraversa il cielo dall'alba al tramonto. Ha perso il controllo dei cavalli e Giove, per evitare che il suo carro infuocato bruci la terra, lo ha colpito. Questo è il disegno di uno scultore.

i disegni di michelangelo 1I DISEGNI DI MICHELANGELO 1

 

Altri disegni che Michelangelo regalò a Cavalieri sono molto più evidentemente omoerotici ai nostri occhi non allenati alla mitologia classica. Ne La punizione di Tito, un'aquila becca le forme nude di un uomo. È una scena di tormento, ma è chiaro che Michelangelo trova piacere in questo dolore: l'aquila si posa sopra Tito come un amante, e il corpo dell'uomo nudo è inclinato per garantire una chiara visione dei suoi genitali.

 

Invece di una rappresentazione cruenta di viscere esposte, come hanno fatto altri artisti, Michelangelo offre agli occhi suoi e di Tommaso un incontro dolcemente sfumato e sensuale.

 

In un'altra di queste opere, Michelangelo raffigura il dio Giove che assume le sembianze di un'aquila per portare via Ganimede, un mito dalle inevitabili implicazioni “sodomitiche”.

 

Sembra un'ovvia fantasia di realizzazione dei desideri, in cui Michelangelo immagina di essere il dio rapace che porta via il nudo Tommaso tra i suoi artigli. Ma c'è un dettaglio micidiale.

 

La maggior parte degli artisti rinascimentali raffigurava Ganimede in età prepuberale. Michelangelo lo rende un giovane uomo. Lo fa per affermare la nobiltà del vero amore tra uomini.

 

michelangelo THE RENAISSANCE NUDEMICHELANGELO THE RENAISSANCE NUDE

La sua dichiarazione di tale amore è la conclusione trionfale di una lotta durata tutta la vita. Lo si può vedere vent'anni prima nella mano destra di Davide, le cui vene sembrano cavi mentre si tende, le dita avvolte intorno a una pietra. Davide ribolle di contraddizioni e quella mano è notoriamente fuori scala, ingrandita rispetto al resto di lui.

 

Perché? Beh, se dobbiamo razionalizzare, simboleggia l'importanza della pietra che David si prepara a scagliare dalla sua fionda. Ma Salvador Dalí, nel suo dipinto Il gioco lugubre, offre un'altra spiegazione.

 

Egli raffigura una statua maschile che tende la mano destra enormemente distesa come quella di David, in una vergognosa confessione di masturbazione. Se ci si trova sotto la scultura di Michelangelo nella Galleria dell'Accademia, a Firenze, la mano destra di David ha effettivamente un aspetto daliniano, vicino al suo inguine alto.

 

Tra i suoi molti significati, il David parla in parte di sesso. Michelangelo sta elaborando, consciamente e inconsciamente, la natura dei suoi desideri. Le chiacchiere su questi desideri lo infastidiscono a tal punto che chiede al suo biografo Ascanio Condivi di offrire una spiegazione filosofica. Michelangelo ama il corpo maschile, riconosce Condivi, ma come il saggio greco Socrate la sua passione è casta.

 

MICHELANGELO ROYAL ACADEMY DI LONDRAMICHELANGELO ROYAL ACADEMY DI LONDRA

Forse lo era, quando ha creato il David. Nonostante abbia scritto molte poesie d'amore, su donne e uomini, e si sia dilettato con gesso e inchiostro a disegnare modelli maschili nudi, non risulta che abbia avuto una relazione con qualcuno prima di dichiarare improvvisamente la sua passione per la Cavalieri. La surreale mano destra di David potrebbe confessare la consolazione di un uomo solo.

 

Il “Gigante”, come fu soprannominato, lo mostra anche mentre elabora la propria etica dell'amore. Nonostante fosse un peccato mortale e potenzialmente un crimine capitale, gli incontri tra maschi erano tutt'altro che sconosciuti nel Rinascimento. Nella città-stato di Michelangelo, Firenze, l'alto livello di denunce registrate implica che molti uomini facevano sesso con altri uomini prima di avere una famiglia: non si trattava di un'identità, ma di un rito di passaggio.

 

E c'era un forte presupposto sociale che tali incontri sessuali implicassero una differenza di età, come quando il ventiquattrenne Leonardo da Vinci fu accusato di aver sodomizzato un diciassettenne.

 

L'eroe biblico David era solitamente rappresentato come un adolescente, ma Michelangelo lo rese adulto, anticipando la trasformazione che avrebbe dato a Ganimede quando dichiarò il suo amore per la Cavalieri.

 

MICHELANGELOMICHELANGELO

Non c'era nulla di segreto in questi sentimenti. Le sue poesie furono ampiamente diffuse in manoscritto e persino eseguite come canzoni. Cavalieri era così soddisfatto dei disegni erotici che li mostrò al papa, che ne rimase impressionato.

 

Michelangelo poté rischiare questo coming out rinascimentale in parte perché gli artisti erano considerati speciali e diversi, il loro genio li liberava dal comportamento convenzionale. Poiché Michelangelo era considerato il più grande di tutti, perché non avrebbe dovuto avere la licenza?

 

Aveva anche la copertura del neoplatonismo, che Condivi avrebbe poi utilizzato per affermare la castità di Michelangelo. Lo studioso fiorentino Marsilio Ficino definì l'“amore platonico” come un desiderio elevato che ci porta dal piacere della forma di qualcuno alla contemplazione della verità spirituale. Le poesie di Michelangelo per Cavalieri insistono sul fatto che lo ama in questo modo.

 

IMPRONTA MICHELANGELOIMPRONTA MICHELANGELO

Eppure vanno ben oltre il semplice utilizzo della filosofia pop per coprire impulsi proibiti. Michelangelo è un grande poeta d'amore. In questi versi, i più appassionati e complessi, cerca sinceramente di capire come il desiderio fisico si colleghi al sentimento più misterioso che chiamiamo “amore”.

 

“Saranno stati i tuoi occhi”, scrive in un'immagine commovente e realistica dell'innamoramento per Tommaso. Non “sono stati i tuoi occhi”: abbiamo la sensazione che stia ancora cercando di capire come si sia innamorato così intensamente. Ma è sicuro che si tratta di un amore che lo aiuta a vedere il cielo stesso.

 

roma mose michelangeloROMA MOSE MICHELANGELO

Lasciate che la plebaglia spettegoli quanto vuole, dice in una poesia: la sua emozione è pura. In una lettera mette in prosa la stessa convinzione: “Dimenticherò il tuo nome quando dimenticherò di mangiare il cibo, solo che il tuo nome significa più del cibo perché questo nutre solo il mio corpo, ma tu nutri corpo e anima”.

 

Corpo e anima: per Michelangelo l'amore è la loro unione. Eppure non si tratta di una sintesi facile. Per quanto cerchi di sublimare la passione fisica, essa continua a tormentarlo con fantasie e dolore. Immagina Tommaso, in versi che giocano sul cognome equestre Cavalieri, come un cavaliere energico che lo lega: “E se ho bisogno di essere conquistato, prigioniero, per essere nella beatitudine, non c'è da stupirsi se, nudo e solo, rimango prigioniero di un cavaliere armato”.

 

MOSE MICHELANGELOMOSE MICHELANGELO

Questa non è un'immagine passeggera. Michelangelo la fissò nella pietra. Mentre era innamorato di Tommaso, scolpì, nel 1532-4, la scultura della Vittoria. Raffigura un giovane che ha conquistato e sottomesso un uomo più anziano. Il vincitore, nudo, sta a cavallo del suo prigioniero più anziano - barbuto come Michelangelo - che accetta umilmente il suo destino.

 

A un certo punto Michelangelo fu sconfitto, forse da sussurri e interpretazioni maligne della sua condotta. Tommaso si sposerà, prendendo moglie da un'affermata famiglia dell'élite romana.

 

MICHELANGELO 2MICHELANGELO 2

Qualunque fosse la base fisica della loro relazione - e chi non ha mai cercato di capire come i nostri sentimenti fluttuino tra mente e corpo? - era l'amore: come gioia, come dolore, come sguardo sull'infinito. Attraverso la parola e l'immagine Michelangelo lo rese universale. Quando Michelangelo morì, all'età di 88 anni, nel 1564, Tommaso de' Cavalieri era al suo capezzale.

MORIRE

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